Workshop della Rete Ambientale – Roma 15 Settembre 2014

Si è svolto il 15 Settembre 2014 a Roma, presso la sede del MATTM, un Workshop della Rete Ambientale dedicato al tema delle condizionalità ex ante relative alle tematiche ambientali nella nuova programmazione 2014-2020 ed all’applicazione del modello Co2mpare; all’incontro hanno partecipato esperti in rappresentanza delle AA, del Ministero dell’Ambiente, dei Distretti Idrografici e dell’ENEA e di alcune AdG regionali.

  1. Apertura dei lavori: saluti ed introduzione del Direttore Generale

FRANCESCO LA CAMERA (MATTM, DG SEC): saluta e ringrazia i partecipanti; in continuità con quanto rilevato nel corso del primo incontro del 31 luglio u.s., sottolinea il ruolo rafforzato della Rete, in linea con la recente codifica legislativa ed in funzione dell’azione di coordinamento con le AA regionali nonché nella prospettiva dell’assetto organico del MATTM.

  1. Condizionalità ex ante 2014-2020 sulle tematiche ambientali

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): richiama il nuovo riferimento legislativo alla Rete Ambientale già menzionato da La Camera; illustra gli argomenti che saranno trattati nel corso del Workshop ed introduce il tema della condizionalità ex ante 2014-2020, che, per gli aspetti inerenti la governance ambientale, rileva in particolar modo per i sub-temi della lotta ai cambiamenti climatici e della gestione delle risorse idriche – quest’ultimo presentando dei contenuti estremamente tecnici e dunque problematici per la programmazione nella dimensione regionale. La Rete Ambientale mira, a questo proposito, ad individuare benchmarks utili a supporto di una più efficace esecuzione dei Programmi operativi correlati al tema ambientale.

MARINA COLAIZZI (MATTM, DG TRI): illustra i contenuti principali della Direttiva 2000/60/CE, soprattutto per quanto riguarda l’art. 9 che regola il principio di recupero dei costi finanziari/ambientali rispetto a cui si pone il tema della condizionalità ex ante, e le necessità di un suo superamento. Questo esercizio ha prodotto un importante risultato: l’adozione di un Piano d’Azione, nel quadro dell’Accordo di Partenariato, nel quale i diversi attori (Ministero dell’Ambiente, AA Regionali, Autorità di Bacino, l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas) hanno fornito il proprio contributo e si adopereranno per il conseguimento di alcuni obiettivi, in linea con la metodologia proposta al livello nazionale ed allo scopo di attuare una efficace azione di monitoraggio. Pari rilevanza ha assunto il processo finalizzato alla elaborazione da parte del MATTM (ai sensi del DPCM del 20 luglio 2012) di apposite Linee Guida, nelle quali si è provveduto a definire alcuni concetti-chiave (utilizzi, usi, servizi idrici; costi operativi, di manutenzione, di capitale; ambientali; della risorsa), da leggersi attraverso un approccio analitico di portata economica; con la presentazione della bozza, trasmessa a Regioni e alle AdB per le osservazioni, si sono richiamate le metodologie di accertamento dei costi finanziari, ambientali e delle risorse, si è soffermata l’attenzione sulla compensazione nella corrispondenza contabilizzata in ordine all’utilizzo delle risorse (prezzi, strumenti fiscali, obblighi). In ultimo, l’Allegato tecnico delle Linee Guida contiene alcuni riferimenti utili alle modalità di rendicontazione di matrice europea. Il tema analizzato sarà prossimamente oggetto di appositi Workshops, da realizzarsi anche nell’ambito delle attività della Rete Ambientale.

FRANCESCO PUMA (Distretto idrografico Padano): descrive le modalità di redazione del Piano di Gestione delle acque del Distretto idrografico Padano, rilevandone la complessità legata all’assetto del territorio interessato (8 regioni, circa 1900 corpi idrici)  e dalla diversificazione degli approcci d’intervento che richiede, a sua volta, una adeguata struttura di governance a scala di distretto e poi regionale. Evidenzia l’importanza del dialogo in questo esercizio, che ha visto il pieno coinvolgimento di tutti gli stakeholders, muovendo dalle priorità formulate al livello distrettuale e correlandole alle linee strategiche europee attraverso la programmazione POR e POD (come accaduto, ad esempio, con l’inserimento, nella programmazione, dei contratti di fiume). Ravvisa l’opportunità che, nel contesto della programmazione 2014-2020, si proceda per la individuazione di misure specifiche per i corpi idrici che non hanno conseguito gli obiettivi di qualità prefissati con l’adeguamento delle strutture di depurazione, l’individuazione di azioni per la riqualificazione idraulica dei corsi d’acqua, un piano di manutenzione dei segmenti fluviali in aree collinari e montane e per il coordinamento della politica delle acque con altre politiche settoriali (tema suolo, agricoltura, biodiversità), dell’attuazione del principio del ‘full recovery cost’. Evidenzia la sempre maggiore complessità del tema legata alla progressione normativa. Riassume gli elementi positivi e di criticità del Piano di Gestione, richiamando in particolare il problema delle risorse finanziarie (soprattutto per quanto riguarda servizi ecosistemici e rafforzamento della governance). Resta una priorità l’ottimizzazione della rete integrata di monitoraggio capace di costruire serie di dati (il più possibile omogenei) anche sul lungo periodo e di integrare le informazioni raccolte da soggetti diversi. Scarica la presentazione dell’intervento: Il percorso del Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po al 2015 e le sue criticità

GENNARO CAPASSO (Distretto idrografico dell’Appennino meridionale): ricostruisce il quadro organico di riferimento (Autorità di Bacino, Distretti idrografici), rilevando la specifica complessità del Distretto idrografico dell’Appennino meridionale; descrive il percorso che ha consentito il passaggio dal Piano di Bacino al Piano di Distretto e lo correla alla programmazione 2014-2020, sottolineando il peso della componente partecipativa; l’Autorità di Distretto punta molto sulle attività di divulgazione/sensibilizzazione per la condivisione di un linguaggio comune ed una maggiore sensibilizzazione degli stakeholders; illustra in dettaglio le caratteristiche proprie del Distretto idrografico dell’Appennino meridionale, della complessa infrastruttura della rete di trasferimento delle acque/risorse idriche configurata in base ai fabbisogni/utilizzi territoriali e sanciti da accordi tra le regioni  presenti nel Distretto. Scarica la presentazione dell’intervento: Piano di Gestione Acque

PASQUALE COCCARO (Distretto idrografico dell’Appennino meridionale): si sofferma sugli elementi costitutivi della programmazione nel Distretto idrografico dell’Appennino meridionale, ovvero l’azione di monitoraggio, la qualità, le misure di esenzione. Per quanto riguarda la prima allo stato attuale si sta cercando di operare coerentemente al quadro legislativo europeo, recepito al livello nazionale: ciò ha permesso alla Regioni di avviare attività integrative nel quadro delle reti di monitoraggio, al fine di aggiornare il Piano di Gestione (vedi la metodologia di monitoraggio utilizzata in riferimento alle acque superficiali e sotterranee). La caratterizzazione del rischio è elemento dirimente per la programmazione del monitoraggio e l’individuazione degli interventi. La Direttiva definisce obiettivi di qualità ambiziosi rispetto ai quali le misure di esenzione necessitano di essere ridotte e, laddove preservate, debbono fondarsi su valide motivazioni e su determinazioni temporali precise (ciò richiedendo, eventualmente, la compilazione di appositi strumenti guida al livello nazionale). 

Dibattito

MARINA COLAIZZI (Ministero dell’Ambiente): ritiene che sia importante approfondire gli aspetti del coordinamento, monitoraggio, raccolta e condivisione dei dati, richiamando anche il ruolo della Rete Ambientale a questo fine.

GIOVANNI BRUNELLI (Ministero dell’Ambiente): sottolinea la complessità dei temi ambientali, con riferimento anche alla gestione delle risorse idriche e, a questo proposito, rinvia agli studi di settore condotti su questo argomento da parte del PON GAS e richiede alla Regione Piemonte di poter ricevere la documentazione in schede prodotta di recente in materia. In relazione all’intervento dei rappresentanti dei Distretti idrografici, chiede se è stata adottata la stessa metodologia di rilevazione per la raccolta dei dati disponibili.

FRANCESCO PUMA (Distretto idrografico Padano): la metodologia di rilevazione risente della diversificazione territoriale, la quale tuttavia ha promosso un progressivo consolidamento del sistema di monitoraggio; ad oggi, richiamando anche il positivo esercizio di compilazione del Piano di Gestione del Distretto idrografico Padano ed ai costi di investimento a questo fine, il meccanismo delle reti di monitoraggio potrebbe essere ripensato in termini complessivi; per quanto riguarda la raccolta dei dati disponibili, rileva il parametro delle serie temporali: anche su questo punto è importante richiamare la funzione partecipativa, da leggersi in funzione del rafforzamento della governance (anche in una dimensione non strutturale / pubblico-privato).

PASQUALE COCCARO (Distretto idrografico dell’Appennino meridionale): la metodologia di monitoraggio, ad oggi, è sufficientemente assestata; è la possibile divergenza tra i dati raccolti al livello centrale ed al livello periferico che può costituire una criticità e che dunque richiede un esercizio di rafforzamento dell’integrazione tra settori di riferimento.

Antonio Risi (AA Regione Campania): si richiamano i contenuti del Piano del Distretto idrografico dell’Appennino meridionale nell’ottica della condizionalità ex ante e delle difficoltà relative pe la raccolta dei dati e l’attuazione della programmazione a livello regionale/distrettuale.

GIUSEPPINA SESTITO (AA Regione Piemonte): manifesta la disponibilità dell’AA a mettere a disposizione della Rete Ambientale il materiale relativo alle esperienze regionali relative ai contratti di fiume; sottolinea l’importanza nel coordinamento delle Regioni interessate, in quanto sistema delle autonomie locali, nell’ambito del Piano di Gestione del Distretto idrografico Padano.

PAOLO BOCCARDI (MATTM, DVA): evidenzia il ruolo in questo processo del monitoraggio a fini VAS (attività che nell’ambito della procedura VAS deve essere chiaramente identificata anche dal punto di vista della copertura finanziaria); si citano le esperienze pregresse, dal punto di vista metodologico e operativo di raccolta dati che coinvolgono, ad esempio, ISPRA e le ARPA.

GABRIELLA SCANU (MATTM, Segreteria Tecnica del Ministro): per quanto riguarda i contratti di fiume si menziona il tavolo appositamente costituito ai fini del riconoscimento di tali strumenti, e l’emendamento al Decreto Legislativo n. 152/2006 per quanto riguarda il supporto in attuazione dei piani distrettuali.

  1. Il Modello CO2MPARE: per la stima di emissioni di CO2 connesse alla realizzazione dei programmi UE

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): introduce il tema oggetto della sessione pomeridiana del Workshop; si sofferma in dettaglio sui principali aspetti della programmazione 2014-2020 nella dimensione ambientale; rapidamente riepiloga le azioni che vedono presente il MATTM nei diversi PON della Programmazione 2014-2020;  il Ministero dell’Ambiente, sulla base di una comunicazione del Gabinetto del Ministro, invita le AA a collaborare con le AdG ad una disamina delle risorse impegnate e non spese nell’attuazione dei PO regionali, offrendo piena disponibilità da parte del MATTM all’individuazione di strumenti ed interventi a carattere ambientaleper agevolare la spesa di Regioni.

PAOLA ANDREOLINI (MATTM, DVA): tutte le DG del MATTM hanno avuto come input di offrire un supporto alle Regioni in termini di progettualità e di sostenere le AA nel coinvolgimento delle AdG. Seguirà a breve una comunicazione della DVA con esempi e titoli di possibili progetti (derivate da pregresse esperienze del ciclo di programmazione 2007/2013).

ROBERTO DEL CIELLO (ENEA/UTMEA): illustra il modello CO2MPARE, che nasce nel 2011 da un progetto europeo che ha visto il coinvolgimento di partner dalla Francia, Rep. Ceca, Grecia e deriva dagli obiettivi della programmazione 2007/2013 legati a favorire le opportunità di promozione della ricerca scientifica. Si tratta di un modello progettato per l’applicazione in tutte le Regioni europee, strutturato quindi per adattarsi a contesti territoriali molto diversi (attraverso l’attribuzione di pesi o ratio); impostazione si lega a precedenti esperienze di modellistica italiana e francese. Il modello si pone come obiettivo quello di individuare l’impatto in termini di CO2 delle azioni di programma in base alla loro allocazione finanziaria, tenendo conto di 26 tipologie di spesa. Il modello non è di difficile applicazione, ma richiede plausibilmente un confronto tra tecnici e soggetti coinvolti nella programmazione/valutazione. DPS/UVAL ha programmato un ciclo di seminari, a partire da settembre, a cui parteciperanno le Regioni per presentare impostazione e funzionalità del modello. Conclude la presentazione mettendo in rilievo le ulteriori funzionalità applicative del modello (PAES, PSR), da svilupparsi anche sotto il profilo prettamente formativo (progetto in fase di definizione). Scarica la presentazione dell’intervento: Co2MPARE, un modello per la valutazione delle emissioni di CO2 dei programmi di politica regionale

PAOLO CAGNOLI (ARPA ER): descrive le modalità applicative del modello CO2MPARE al POR Emilia Romagna, sia per quanto riguarda la programmazione 2007/2013 che la 2014/2020,. CO2MPARE rappresenta un passo avanti notevole nei processi di valutazione che da un’impostazione puramente qualitativa consentono di ottenere dati ben precisi: il modello ha permesso di dimostrare come con le azioni previste dal nuovo POR sia possibile ottenere un risparmio del 5% rispetto alle emissioni regionali di CO2 (il 3% nel caso del POR 2007/2013). Evidenzia la necessità di integrare il modello con altri strumenti esistenti, quali RAMEA (utilizzato in Emilia per la VAS del PSR) e IPSI (utilizzato in Emilia per i PAES). Scarica la presentazione dell’intervento: Co2MPARE, applicazione al POR 2014-2020 dell’Emilia-Romagna

ALESSANDRO DI STEFANO (AA Regione Emilia Romagna): segnala l’opportunità di rafforzare, anche per le vie formali, la richiesta avanzata dal MATTM e conseguentemente la trasmissione di informazioni da parte degli organi centrali nei riguardi delle AA e delle AdG. L’utilizzo del modello CO2MPARE si è rivelato importante per il processo di valutazione e potenzialmente anche per le attività di monitoraggio; la Regione Emilia Romagna ha deciso di impregnarsi, pur tenendo in considerazione altri strumenti d’analisi, ritenendo che in un prossimo futuro la Commissione prescriverà obbligatoriamente l’adozione di questo tipo di modelli per la definizione di scenari più attendibili

  1. Presentazione LIFE 2014-2020

STEFANIA BETTI (MATTM, DG SEC): illustrazione delle attività promosse dal Ministero dell’Ambiente/Punto di Contatto Nazionale per il Programma LIFE 2014-2020: prossima scadenza della call for proposal, opportunità legate a progetti integrati (preferibilmente pluriregionali) ed all’inserimento della tematica ambientale – nelle sue articolazioni settoriali – nel quadro dell’Accordo di Partenariato (vedi obiettivi tematici 4 e 5 che evidenzia possibili sinergie tra Life ed i PON/POR); impegno MATTM alla raccolta delle buone pratiche nella formula delle ‘piattaforme della conoscenza’ (con particolare attenzione, in questa fase, ai sub-temi dell’acqua e dei rifiuti). Evidenzia l’attenzione da parte della CE sul tema dell’approccio integrato relativo a Direttiva Acque/Alluvioni. Scarica la presentazione dell’intervento: LIFE 2014 – 2020: opportunità

Dibattito e conclusioni

GIOVANNI BRUNELLI (Ministero dell’Ambiente): ringrazia i partecipanti ed anticipa che, in linea con la prima riunione del luglio scorso e con gli argomenti affrontati in occasione del Workshop odierno, sarà convocata nel mese di novembre la riunione plenaria della Rete Ambientale, possibilmente correlata all’incontro dei rappresentati della Rete Ambientale Europea. Sottolinea che, tra i punti in discussione, sarà introdotto sicuramente quello inerente gli strumenti a disposizione per l’attuazione della programmazione 2014-2020 in materia ambientale.

GIUSEPPINA SESTITO (AA Regione Piemonte): suggerisce di promuovere il ruolo della Rete Ambientale in termini di dibattito sui Piani di rafforzamento amministrativo (PRA).

VELIA CREMONESI (Regione Marche, VIA/VAS): richiede di procedere all’aggiornamento delle informazioni di contatto con i rappresentanti regionali competenti per la materia ambientale (AA, uffici del sistema regionale con competenze VIA/VAS, etc.).

DOMENICO OTERI (AA Regione Liguria): propone di formulare un’apposita nota per una interlocuzione mirata con le AdG, richiamando il nuovo assetto legislativo avente ad oggetto la Rete Ambientale e le AA regionali, allo scopo di esplicitare le caratteristiche strutturali ed operative di tale assetto complesso nel quadro della programmazione 2014-2020.

FRANCESCO LA CAMERA (MATTM, DG SEC): prende nota delle richieste formulate dai rappresentanti regionali durante l’ultimo dibattito e conferma, quali prossimi appuntamenti della Rete Ambientale, non soltanto la riunione plenaria del prossimo novembre ma anche un incontro di brainstorming, calendarizzato per il 20 ottobre p.v., per discutere degli aspetti materiali, procedurali e finanziari inerenti il rafforzamento delle strutture delle A.A. regionali,  la programmazione (PON Governance) e altri temi d’interesse per le autorità centrali e regionali.