Workshop della Rete Ambientale – Roma 15 Luglio 2015

Si è svolto il 15 Luglio 2015 a Roma, presso la sede del MATTM, il workshop della Rete delle Autorità Ambientali e delle Autorità di Gestione (Rete Ambientale) sul tema della “Integrazione ambientale e governance nella programmazione 2014-2020”.
Hanno partecipato all’incontro: il Direttore Generale della DG SVI del MATTM, funzionari e collaboratori del MATTM e della Sogesid, rappresentanti dell’Agenzia per la Coesione Territoriale e del NUVAP, gli assessori all’ambiente della Regione Friuli Venezia Giulia e Basilicata, rappresentanti di 14 Autorità Ambientali regionali (altre 2 Autorità Ambientali hanno partecipato in videoconferenza), rappresentanti di 7 Autorità di Gestione regionali e 2 Autorità di Gestione nazionali.
L’incontro è stato l’occasione per discutere le funzioni, le attività e le necessità di rafforzamento delle strutture che garantiscono l’integrazione ambientale nelle politiche di coesione. In particolare, è stata condivisa l’importanza del riconoscimento della funzione di garantire l’integrazione ambientale e di rafforzare l’orientamento allo sviluppo sostenibile in tutte le fasi di predisposizione, attuazione e sorveglianza dei programmi finanziati dalle politiche straordinarie (Fondi SIE ed FSC).Funzione questa che necessita di un presidio a livello sia nazionale, sia regionale che potrà essere garantito dalla Rete Ambientale. Da qui la necessità di individuare uno o più strumenti di governance che rendano più efficace e sistematica la collaborazione con le Autorità di gestione nel processo di attuazione dei programmi comunitari. Nello specifico è emersa l’esigenza di addivenire ad un’intesa politica, da portare in Conferenza Stato-Regioni-Provincie autonome, che riconosca l’impegno di garantire la collaborazione tra le strutture responsabili della programmazione (AdG) e quelle responsabili della integrazione ambientale sia per i fondi SIE, sia per il FSC. Infine si è convenuto di focalizzare le azioni della Rete sulla fase attuativa dei Programmi considerato che la maggior parte di essi sono stati approvati o sono in fase di approvazione.

Di seguito un resoconto dettagliato della giornata:

Il DG Francesco La Camera (MATTM, DG SVI) ha aperto i lavori della giornata. Dopo i saluti iniziali, ha sottolineato come il tema dell’integrazione ambientale nella Programmazione 2014-2020 sia un impegno imprescindibile chiesto dalla normativa (Accordo di Partenariato, Regolamenti comunitari) ma anche uno strumento per migliorare la qualità della vita dei cittadini; anche la recente enciclica del Papa “Laudato Sii” ha evidenziato lo stretto rapporto tra ambiente, economia e giustizia. Di seguito, ha fatto un cenno ai vari impegni internazionali in cui è coinvolto il Ministero dell’Ambiente: dalla recente Conferenza di Lima (COP20) sui cambiamenti climatici che ha dato vita ad una bozza di testo dell’accordo per il 2015, alla prossima Conferenza di Parigi sul clima (COP21), in cui si conta di adottare un accordo giuridicamente vincolante per il dopo 2020 per favorire il passaggio ad un’economia a bassa emissione di carbonio; infine, la terza conferenza per i “Finanziamenti per lo sviluppo” di Addis Abeba . La situazione internazionale, ricorda, ha avuto un’accelerazione ed anche la Germania sta ora spingendo l’Unione Europea a concentrarsi sull’uso efficiente delle risorse per garantire una crescita economica sostenibile. In questo contesto, l’Italia può giocare un ruolo molto importante. Entrando nel merito del workshop, il DG ha richiamato l’attenzione sugli argomenti che affronteranno i dei due gruppi di lavoro e auspicato che dalla giornata scaturiscano delle idee (“le idee camminiamo sulle gambe degli uomini” che devono essere, però, robuste), anche al fine di arrivare alla Plenaria di settembre con una proposta, efficace e condivisa, di un modello organizzativo della Rete.

Federica Tarducci (Agenzia per la Coesione Territoriale), scusandosi per l’assenza per motivi istituzionali della dott.ssa Ludovica Agrò, direttore generale dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, ha richiamato brevemente il modello organizzativo con cui si sta strutturando l’Agenzia. Costituita nel 2013, è uno strumento di supporto ed accompagnamento che provvede a sostenere secondo criteri di efficacia ed efficienza, l’attuazione di programmi e progetti per lo sviluppo e la coesione, nonché a rafforzare l’azione di programmazione e sorveglianza di queste politiche. L’Agenzia sarà articolata in due Aree, una operante per territori e l’altra per aree tematiche. L’Agenzia condivide la necessità di uno stretto rapporto tra programmazione e temi ambientali; c’è l’auspicio che la Rete Ambientale sia rinnovata, in modo da rispondere all’impostazione della Programmazione 2014-2020, fortemente orientata ai risultati, al rispetto delle condizionalità ex ante (alcune delle quali ancora oggi non superate) e alla collaborazione con la Rete europea ENEA-MA.

Stefano Rigatelli (DG Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio della Regione Piemonte, in rappresentanza della Conferenza Stato-Regioni) , ha portato i saluti del presidente della Regione Sergio Chiamparino. Entrando nel merito degli argomenti della giornata, il dott. Rigatelli ha rilevato come uno dei pilastri della programmazione comunitaria e regionale, quello della crescita sostenibile, debba essere in maniera trasversale alla base della crescita e che lo sviluppo sostenibile non venga visto come un obbligo, ma come un’opportunità. I servizi ecosistemici, per esempio, sono una risorsa che produce benessere. Bisogna introdurre, all’interno della programmazione, una diversa mentalità, per facilitare l’integrazione di un approccio orientato a questi temi nella Programmazione. L’Autorità ambientale in questo può rappresentare un’opportunità per garantire nella programmazione uno sviluppo che sia sostenibile. In questa fase di avvio della nuova Programmazione è emersa però l’assenza di coordinamento anche ai più alti livelli istituzionali: la Commissione europea ad esempio non ha offerto un chiaro indirizzo su come orientare la VAS dei Programmi europei e non c’è stata una posizione comune tra i vari uffici comunitari che, spesso, non hanno espresso una posizione comune e risposto in maniera coerente. Ciò rappresenta una debolezza del processo, perché la VAS non deve essere vista come una mera procedura amministrativa ma come un momento di reale integrazione dei temi ambientali nei Programmi. Alcuni POR devono essere ancora approvati, così come molti bandi e l’Autorità ambientale in questo può giocare un ruolo fondamentale. Rigatelli ha concluso il suo intervento proponendo l’elaborazione di un’ intesa da portare in sede di Conferenza Stato-Regioni, con l’obiettivo di regolare la collaborazione tra le autorità ambientali e le autorità di gestione.

Federica Tarducci, parlando in sostituzione del dott. Riccardo Monaco, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, ha sottolineato come l’esperienza della Rete per il periodo 2007/2013 abbia avuto luci ed ombre; si è concentrata su di un’attività di segreteria organizzativa che ha portato a diversi incontri di approfondimenti, senza che però che si siano prodotti degli strumenti operativi efficaci. Per l’Agenzia, interessata a raccogliere idee e proposte e migliorarne la qualità, è importante capire quale voglia essere il ruolo della Rete ambientale nel prossimo futuro: esistono temi importanti da affrontare, il rafforzamento del ruolo e delle funzioni dei soggetti preposti all’integrazione ambientale nelle politiche di sviluppo, così come quello delle condizionali ex ante da rispettare, in una Programmazione fortemente orientata ai risultati e che prevede dei momenti di verifica con scadenze intermedie (Performance Framework). Viene ricordato il richiamo alla Rete nel PON Governance, che non è un programma di assistenza tecnica, vale la pena ricordarlo (e ciò segna anche la differenza con la programmazione passata), ma uno strumento per il rafforzamento delle capacità istituzionale della PA, non solo per tutto ciò che è legato ai fondi strutturali, ma per tutti gli aspetti della PA. L’obiettivo del PON Governance di fatto non è quello del rafforzamento delle strutture operative, ma delle politiche che tali strutture dovrebbero gestire.

L’intervento di Giusy Lombardi ha preso avvio con una sua presentazione quale nuova responsabile della divisione II “Politica di coesione e strumenti finanziari comunitari” della DG SVI, in sostituzione di Giovanni Brunelli. Ha illustrato le attività che fino ad oggi ha seguito presso il Segretariato generale del Ministero dell’Ambiente e legate al tema della programmazione (programmazione 2014/2020 e definizione dell’Accordo di partenariato per il 2014-2020). Durante la sua presentazione, la dott.ssa Lombardi ha fatto un’analisi degli atti normativi che stabiliscono ruolo e funzioni della Rete ambientale, a partire dall’articolo 12, comma 4 bis, della Legge 116/2014, passando per il paragrafo 1.5.3 “Sviluppo sostenibile” dell’Accordo di partenariato e la delibera CIPE n. 18 del 18 aprile del 2014. È stato presentato quindi il modello organizzativo su cui sta lavorando il MATTM: costituendo un gruppo interdirezionale che vede rappresentate le diverse aree tematiche su cui lavora il Ministero e che vuole offrire uno strumento di risposta alle questioni poste dalle Regioni (ad es. per le condizionalità settoriali , acque e rifiuti, presentando strumenti “virtuosi”, criteri per l’individuazione degli interventi di difesa del suolo, processi di semplificazione per le bonifiche, costituzione di un GdL per la progettazione degli impianti di depurazione, sbloccando le risorse individuate nella Delibera CIPE, creazione di un archivio di buone pratiche dei progetti Life, etc.), anche nell’ottica di offrire un supporto all’accesso ai fondi europei a gestione diretta. L’obiettivo del PON Governance è, per quanto riguarda i temi legati all’ambiente, il miglioramento della capacità amministrativa per l’integrazione della sostenibilità ambientale, con un percorso che si sviluppa a livello centrale, a partire quindi dal Ministero dell’Ambiente sino ad arrivare, a livello regionale, alle Autorità ambientali. Occorre, pertanto, superare l’approccio all’assistenza tecnica utilizzato in passato. Si è inoltre sottolineato come le risorse residue del PON GAT 2007-2013 potranno essere utilizzate per un supporto alle 4 regioni dell’obiettivo Convergenza, per rispondere alle condizionalità ex ante in materia di acque e rifiuti, offrendo un supporto specialistico alla progettazione sulla base di fabbisogni espressi.
Scarica la presentazione dell’intervento: La Rete Ambientale nella Programmazione 2014-2020

Gianluca Capri, dopo aver fatto un rapido riferimento ai documenti normativi e programmatici già richiamati precedentemente dalla dott.ssa Lombardi, ha presentato una sintesi del lavoro di ricognizione effettuata sui POR approvati dalla Commissione (al momento 11 più altri due in fase di approvazione) e sui PRA, con il fine di individuare riferimenti al ruolo, alle funzioni ed alle risorse previste pe le Autorità ambientali (o comunque di quei soggetti responsabili dell’integrazione ambientale nelle politiche di coesione). L’analisi presentata non pretende di essere esaustiva, ma vuole essere una base di discussione per presentare le criticità e le opportunità legate alla condivisione di esperienze e buone pratiche (chiara formalizzazione della struttura delle Autorità Ambientali, riconoscimento del ruolo e delle funzioni, modalità di collaborazione con le Autorità di Gestione).
Scarica la presentazione dell’intervento: I responsabili dell’integrazione ambientale nella Programmazione 2014-2020: un’analisi di alcuni documenti programmatici (POR e PRA)

Il DG Francesco La Camera (MATTM, DG SVI), prima dell’avvio dei lavori dei due Gruppi di Lavoro (GdL), ha augurato che la collaborazione con le regioni e con le altre amministrazioni centrali non si limiti solo al tema della gestione dei fondi strutturali e che la Camera dei deputati sblocchi il collegato ambientale.

Sono, quindi, iniziati i lavori dei due tavoli che prevedevano come oggetto e come coordinatori rispettivamente:

  1. Tavolo 1: Rafforzamento tecnico e amministrativo per l’integrazione ambientale nella gestione dei Programmi nazionali e regionali (indirizzato prevalentemente alle AdG): Facilitatore: F. (Agenzia per la Coesione Territoriale) – Coordinatori: L. Moro (AdG Sardegna) e R. Alessi (AdG Calabria)
  2. Tavolo 2: L’integrazione ambientale nei Programmi Operativi 2014-2020 (indirizzato prevalentemente alle AA): Facilitatore: G. Lombardi (MATTM) – Coordinatori: D. Oteri (AA Liguria) – G. Sestito (AA Piemonte)

I coordinatori individuati all’inizio della giornata hanno quindi introdotto la discussione per i 2 tavoli, presentando la traccia di lavoro condivisa via mail nei giorni precedenti.
Tavolo 1
Dopo una breve introduzione di Federica Tarducci (Agenzia per la Coesione Territoriale), che ha ricordato gli obiettivi del GdL, sottolineando anche l’importanza delle azioni a non diretta finalità ambientale (es. settore trasporti), Luigi Moro (AdG Sardegna) e Rosa Alessi (AdG Calabria) hanno sottolineato i problemi legati all’approvazione dei programmi operativi per quanto riguarda le procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). In particolare, nella regione Sardegna, la Commissione Europea ha posto osservazioni rilevanti rispetto alla VAS del PO FESR. La regione Sardegna ha illustrato quindi le criticità legate a determinate tipologie di interventi, che hanno ricadute ambientali importanti e che per la loro complessità spesso scoraggiano la presentazione di proposte. In alcuni casi gli iter autorizzativi sono troppo complessi e hanno tempistiche molto spesso troppo dilatate (si riporta un esempio in cui paradossalmente, a volte ci vuole più tempo per ottenere le autorizzazioni che per realizzare l’opera) ed i controlli sugli interventi richiedono tempo e dispendio di risorse. La Regione Sardegna ha dunque auspicato una collaborazione più stretta tra le Autorità ambientali e le Autorità di Gestione nella fase di predisposizione dei bandi, in modo da poter anticipare le questioni riguardanti la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) o la Valutazione di Incidenza (VIncA) e per la definizione dei criteri di selezione dei progetti. Altri esempi di collaborazione potrebbero essere sviluppati anche attraverso la Rete ambientale: produrre linee guida su temi ambientali (come, per esempio, cambiamenti climatici, Green Public Procurement, ecc.) e un maggiore confronto tra i diversi soggetti (coinvolgendo tutti gli assessorati). Rosa Alessi (AdG Calabria) ha riferito dell’incarico affidato al nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della regione Calabria per la redazione della Valutazione ex Ante e della VAS del POR FESR -FSE. Nella Regione manca, però, un ruolo ben definito dell’Autorità ambientale, fondamentale per la definizione delle tematiche ambientali. Il nodo principale è, infatti, la carenza, un po’ diffusa, di un rapporto consolidato tra le Autorità ambientali e le Autorità di gestione, soprattutto nella passata programmazione. L’auspicio è quello di non chiudere il rapporto tra le due Autorità nel solo mero campo delle politiche a diretta finalità ambientale, ma di includere tutte le politiche della programmazione – come, per esempio, quelle legate agli OT3 e OT7 – considerando l’ambiente un tema davvero trasversale. Spesso ci si ricorda dell’ambiente solo all’inizio della programmazione, per la necessità di garantire l’espletamento della procedura di VAS. Bisogna, invece, che l’Autorità ambientale abbia un ruolo di presidio in campo ambientale in tutti gli stadi della programmazione ed anche nelle fasi del monitoraggio e della valutazione. Il modello di governance deve assicurare, in questo senso, una forte sinergia con la programmazione creando un rapporto strutturato. Federica Tarducci (Agenzia per la Coesione) ha provato a tracciare una sintesi della discussione: i partecipanti del tavolo rilevano che il problema principale resta la capacità delle Autorità di Gestione di riconoscere il ruolo e le funzioni delle Autorità Ambientali. La VAS resta uno strumento fondamentale per l’integrazione ambientale : nel Rapporto Ambientale vengono individuati già dei criteri di selezione, così come nella VIA e nella VIncA, che non si fermano solo alla fase iniziale della programmazione, ma la accompagnano in tutto il suo iter. La regione Piemonte ribadisce il la necessità di concentrarsi ora sulla progettazione dei bandi. Ciò significa dotarsi di un sistema informativo in cui raccogliere non solo i dati finanziari degli interventi ma anche i dati a carattere ambientale forniti dai beneficiari che spesso nella vecchia programmazione, venivano inseriti solo nelle note e di conseguenza non considerati nella valutazione dei progetti, ma dispersi. È stato ribadita nuovamente la necessità che le due autorità lavorino in simbiosi, senza contraddizioni. Le aziende che si sono rivolte alla “Green economy” non lo hanno fatto ritenendolo un obbligo, ma perché hanno acquisito la consapevolezza che investendo nell’economia verde si ha un effettivo risparmio di denaro. Nicolina del Bianco (AA Molise) ha ribadito come il ruolo delle autorità ambientali sia stato più incisivo nella programmazione 2000/2006 grazie, anche, alle task force creata dal Ministero dell’Ambiente. Il contrasto tra con l’autorità di gestione è legato soprattutto all’assenza di un riconoscimento del ruolo delle Autorità Ambientali. A volte l’Autorità di gestione non crede alla collaborazione con le Autorità Ambientali, limitandosi a coinvolgerla per assicurare il solo rispetto delle norme, eppure ci potrebbe essere grande collaborazione nella stesura dei bandi, soprattutto se l’Autorità Ambientale fosse ben strutturata, fosse riconosciuto il suo ruolo e fosse dotata di risorse umane (recentemente è stato pubblicato un avviso per il reperimento delle risorse umane). Grazie alle varie lettere del Direttore del Ministero dell’Ambiente, Francesco La Camera, inviate alle autorità di gestione e alla recente lettera del Ministro Galletti, la situazione sembra essere cambiata (con un’accelerazione nella scrittura dei Piani di Rafforzamento Amministrativi – PRA). Un’altra questione posta sul tavolo è quella di una maggiore integrazione tra i vari fondi, sottolineando l’assenza al tavolo della trasversalità del tema anche sui altri fondi. Ha infine sottolineato coma la cabina di regia della Regione Molise ha funzionato bene, tanto che nei PSR sono state prese in considerazione la maggior parte delle osservazioni della Autorità Ambientale senza la quale non si sarebbe raggiunto nessun risultato. Infine nel PRA è prevista l’ Autorità Ambientale nel rafforzamento delle strutture e delle competenze, da ciò scaturisce l’importanza della sensibilizzazione alle tematiche ambientali del responsabile del PRA. Anche la regione Friuli Venezia Giulia concorda sull’importanza della collaborazione tra Autorità Ambientali e Autorità di Gestione nel nuovo periodo di programmazione e segnala come spesso il beneficiario debba chiedere troppe autorizzazioni scoraggiando, di fatto, la partecipazione ai bandi e, in definitiva, rallentando la spesa. Sottolinea che anche se nella precedente programmazione c’era stata una definizione formale della collaborazione tra le Autorità attraverso il POCS per la proposta di criteri ambientali, fornitura di modulistica, invio da parte della Autorità di Gestione delle bozze di bandi e delle domande di partecipazione per progetti ambientali, dal punto di vista pratico ci si è scontrati con i tempi di risposta dell’ Autorità Ambientale troppo lunghi, per la carenza di risorse umane. Infine la Regione Friuli Venezia Giulia lamenta una modulistica fornita dalla Autorità Ambientale poco precisa e dettagliata il cui risultato è stato solo quello di appesantire la documentazione che il beneficiario deve produrre senza rendere autonomo il completamento delle procedure da parte dell’Autorità di Gestione. La regione Basilicata ribadisce il concetto espresso da altre regioni, cioè che nel periodo di programmazione 2000/2006 sia stato fatto un piano di cooperazione sistemica, dotando l’Autorità ambientale di risorse umane molto qualificate (che sono state poi riassorbite in altri uffici della Regione svolgendo, talvolta, altre mansioni) che è andato, nella programmazione 2007/2013 via via scemando. Tra l’altro, l’ Autorità Ambientale della Regione non si occupa né di VIA né di VAS. In regione Molise esiste una cooperazione in fase programmazione , che manca nell’attuazione e funziona solo on-demand. Ecco, dunque, che si rende necessario un piano di cooperazione per migliorare il dialogo tra le due Autorità. Sarebbe, infine, auspicabile un’operazione di benchmarking con le altre regioni che hanno affrontato con successo difficoltà simili.
Federica Tarducci (Agenzia per la Coesione Territoriale) riassumendo e commentando gli argomenti posti sul tavolo, ha auspicato che i soggetti responsabili dell’integrazione ambientale concordino con le proprie Autorità di gestione le attività da porre in essere. Deve essere delineato un rapporto che tenda a facilitare i processi, senza ulteriori appesantimenti, grazie ad un miglioramento della qualità della programmazione e degli strumenti attuativi da essa previsti. Bisogna, infine, individuare dei criteri di selezione utili affinché i bandi producano un effetto leva in termini di sostenibilità dello sviluppo senza però andare deserti perché troppo distanti dalle caratteristiche del mercato.
A conclusione della discussione, Rosa Alessi (AdG Calabria) ha riepilogato le questioni emerse:

  • necessità di istituzionalizzare eil ruolo e le funzioni delle Autorità Ambientali;
  • necessità di assicurare figure di alta professionalità e specializzazione adeguate, in quanto ci sono molteplici competenze da coprire;
  • favorire l’integrazione con gli altri fondi SIE;
  • le Autorità di Gestione chiedono che l’Autorità Ambientale nella sua attività lavori alla produzioni di output utili alla semplificazione dei processi ed all’accelerazione della spesa; per questo occorre lavorare alla definizione di criteri ambientali puntuali e non generici (che non facilitano la selezione di interventi adeguati);
  • elaborare un piano di cooperazione tra Autorità Ambientale e Autorità di Gestione, che deve essere una sorta di “contratto di fornitura” che stabilisca cosa bisogna fare e definisca i ruoli;
  • si deve stimolare la consapevolezza nelle Autorità di Gestione che l’ Autorità Ambientale non è solo uno strumento di controllo, ma di collaborazione. In sostanza, non deve limitarsi a dare pareri, ma fornire supporto per l’integrazione della sostenibilità ambientale di programmi e progetti;
  • facilitare lo scambio di esperienze e le attività di benchmarkig con altre regioni;
  • realizzare linee guida e promuovere buone pratiche che possano servire come vademecum per le Autorità di Gestione.

Tavolo 2
Domenico Oteri (AA Liguria) ha coordinato con Giuseppina Sestito (AA Piemonte) la discussione del tavolo e introdotto i punti chiave:

  • Istituzionalizzazione e ruolo dell’Autorità Ambientale
  • Definizione delle Funzioni dell’Autorità Ambientale
  • Piano Operativo di Collaborazione Sistematica (POCS)
  • Risorse

Aldo Berlinguer (Assessore all’Ambiente, Regione Basilicata) ha illustrato le difficoltà nella strutturazione dell’ Autorità Ambientale anche in assenza di un Piano Operativo di Cooperazione Sistemica (POCS); ha sottolineato la necessità di disporre di dati ed informazioni aggiornate per la definizione di un quadro di riferimento ambientale con cui valutare l’efficacia di un Programma. In Basilicata si sta proponendo la costituzione di un Osservatorio Ambientale, dedicato all’approfondimento delle questioni ambientali legate allo sfruttamento petrolifero, e per garantire la terzietà nelle valutazioni avulso dalla struttura organizzativa regionale. Questo Osservatorio potrebbe essere l’ambito entro cui ricondurre l’attività e le funzioni dell’ Autorità Ambientale. Domenico Oteri (AA Liguria) ha ripreso la questione della disponibilità dei dati ambientali e presentato l’esperienza della Regione Liguria, che ha inserito l’Autorità Ambientale nella Cabina di Regia che segue il monitoraggio dei Programmi e previsto un Piano di Monitoraggio Ambientale Integrato. Antonio Risi (AA Campania) ha illustrato l’esperienza della Campania in cui l’ Autorità Ambientale è collocata nella Direzione Sanità e non in quella Ambiente, che è direttamente coinvolta nella gestione di alcune azioni POR. La Campania ha già sperimentato nella Programmazione 2007-2013 l’integrazione dei Piani di Monitoraggio con il PUMA. Paola Andreolini (MATTM, DVA) ha evidenziato la questione delle competenze per il monitoraggio, assegnate alle Autorità VAS/VIA che collaborano da vicino con l’Autorità procedente. Sara Vito (Assessore all’Ambiente, Regione Friuli Venezia Giulia) ha ricordato come a livello regionale l’Autorità Ambientale è separata dagli uffici con competenze VAS/VIA e che la cooperazione con l’Autorità di Gestione è stata finora discontinua. Il POCS può essere uno strumento per favorire una presa di coscienza da parte delle Autorità di Gestione purché, come ha evidenziato Giuseppina Sestito (AA Piemonte), sia uno strumento di governance che non si riduca ad un semplice piano di lavoro: senza un sostegno agli alti livelli decisionali (a partire dalla Conferenza Stato-Regioni) in cui si stabilisca la necessità di una cooperazione tra Autorità Ambientale ed Autorità di Gestione, il POCS da solo non è sufficiente. Il POCS dovrebbe puntualizzare il ruolo dell’ Autorità Ambientale, includere la questione della Programmazione Unitaria (inclusi anche i temi legati alla Rete rurale e la Cooperazione Territoriale) e definire le attività dell’Autorità Ambientale e della Rete, abbracciando tutti i livelli. In alcune Regioni le Autorità Ambientali, oltre che affiancare le Autorità di Gestione di POR e PSR, supportano le attività d’integrazione ambientale per i Programmi di Cooperazione Transfrontaliera (ad esempio in Piemonte l’Autorità Ambientale lavora anche sul Programma Interreg Italia-Svizzera, Alcotra Italia-Francia, Italia-Austria, Italia-Francia Marittimo). La funzione “Autorità ambientale” ha bisogno di un presidio, sia a livello regionale che nazionale, attraverso la Rete Ambientale. Per dare autorevolezza all’Autorità Ambientale bisogna sottolineare il riferimento all’articolo 8 del Regolamento 1303/2013 sui fondi strutturali comunitari, che esprime richiami molto forti alle funzioni trasversali dell’ambiente, soprattutto nelle fasi della preparazione e dell’esecuzione, sia dell’Accordo di Partenariato e dei Programmi Operativi. La fase ex ante (preparazione) dei programmi è ormai conclusa. Si deve lavorare alla preparazione dei bandi. Bisogna concentrarsi, cioè, sulla fase attuativa dei Programmi. In Piemonte l’Autorità Ambientale figura nella stessa struttura dell’Autorità con competenze VAS/VIA, ma questo non ha posto problemi di terzietà; è importante sottolineare come l’Autorità Ambientale sia una funzione e non una struttura. Ciò è stato ribadito successivamente anche da Giuseppe Angelini (AA Puglia), che ha evidenziato come per le Autorità Ambientale la funzione sia più importante del ruolo. Alessandro Di Stefano (AA Emilia Romagna) ha sottolineato l’importanza di strutturare i lavori del tavolo e della Rete in modo da provare a recuperare il tempo perduto, considerando che la Programmazione è ormai partita o in fase di avvio. La collaborazione può essere efficace solo se funziona tra i Ministeri (anche al loro interno) e tra questi e le Regioni (anche al loro interno). Di Stefano ha ribadito la necessità di concentrarsi più su cosa fanno le Autorità Ambientali e come lo fanno, piuttosto che sulla loro strutturazione. Ha ricordato inoltre che la Commissione Europea ha mandato una nota alle regioni affinché si impegnino a rispettare il piano di azione per l’attuazione della VIA. Le norme VIA italiane non sono state ritenute adeguate, in quanto sono state fissate delle soglie per lo screening troppo larghe, mentre viene richiesta l’applicazione della procedura per tutti i progetti di cui all’allegato 2 e 3. Ciò comporta un notevole appesantimento del carico di lavoro per le strutture preposte alla VIA, ma mancano a livello regionale adeguate risorse umane. Antonio Risi (AA Campania) ha sottolineato come per il periodo 2007-2013 l’Autorità Ambientale abbia lavorato sulla base di un POCS per il FSE, senza invece alcun accordo formale per il FESR; ha auspicato un ritorno all’approccio seguito nel periodo 2000/2006, in cui le autorità ambientali sono state notevolmente rafforzate grazie alle risorse del PON ATAS e all’assistenza tecnica fornita dal Ministero dell’Ambiente.
C’è bisogno di nuovo personale da formare. Il successo della Rete delle Autorità ambientali 2000/2007 è stato quello di affrontare temi “esplosivi”, come i rifiuti. Rispetto alla questione posta da Di Stefano, sostiene che andrebbe capito perché in Italia lo screening VIA duri più che in altri paesi. Giuseppe Angelini (AA Puglia) ha ribadito la necessità di far rivivere la Rete come sede di confronto e divulgazione delle esperienze anche di altre regioni. Un altro aspetto da rimarcare è la semplificazione con cui la Rete può anticipare alcune problematiche. L’ultimo punto che ha evidenziato riguarda l’assistenza tecnica. Come si può fare assistenza specialistica, come richiede il nuovo PON Governance, se non si conoscono le problematiche regionali? Non può essere fatto un affiancamento estemporaneo. Nell’attualità c’è un vuoto generazionale che non si può colmare con un’assistenza di breve periodo.

Prima della presentazione delle conclusioni dei tavoli di lavoro, Carlo Notarmuzi (Dipartimento della Funzione Pubblica) ha illustrato il ruolo del dipartimento, organismo intermedio del PON Governance 2014-2020; il beneficiario, per quanto riguarda gli obiettivi di carattere ambientale del Programma, è il Ministero dell’Ambiente. Il consigliere Notarmuzi, che dirige l’ufficio sulla formazione e la capacità amministrativa, ha evidenziato come ci sia una scollatura tra il momento della riforma (di competenza del legislatore) ed il momento dell’attuazione (di competenza della singola amministrazione). Da qui la necessità di una mappatura delle funzioni/competenze da realizzare con un sistema informatizzato al fine di assicurare il corretto recepimento delle riforme. Una delle cose che si è voluto evitare nel nuovo PON è offrire servizi di assistenza tecnica di breve periodo; nella PA c’è bisogno di formare competenze che abbiano una prospettiva di un più ampio raggio e che non si limitino ad un solo ciclo di programmazione come accadeva in passato.

Nella fase di discussione delle proposte elaborate dai diversi gruppi è emerso che:

  • Funzioni delle Autorità Ambientali: anche al fine di meglio definire la modalità di collaborazione dell’ Autorità Ambientale con le Autorità di Gestione di riferimento e le strutture di coordinamento della politica regionale unitaria, è necessario delineare con maggior chiarezza le funzioni che le Autorità Ambientale sono chiamate a svolgere e quelle che andrebbero ricomprese tra i compiti delle stesse, nell’ottica di rafforzare la loro funzione trasversale di soggetto promotore e di supporto a politiche di sostenibilità. È importante infatti che il ruolo e le funzioni dell’Autorità Ambientale facciano riferimento sia alle attività relative ai singoli programmi operativi, sia alle attività di coordinamento della politica regionale unitaria e della politica di coesione, sia infine ad azioni trasversali e di sistema, nella logica del rafforzamento amministrativo nel senso ampio del termine. Infine è stato sottolineata la necessità di semplificazione delle procedure e di un coinvolgimento delle Autorità Ambientali in tutte le fasi del processo al fine di riuscire ad anticipare le problematiche legate alla selezione degli interventi.
  • Piano Operativo di Collaborazione Sistematica quale cornice entro cui dettagliare le modalità di collaborazione e le rispettive responsabilità. Tale documento non deve tuttavia andare a costituire un mero piano di lavoro delle Autorità Ambientale, ma deve integrarsi con le attività previste per la gestione/sorveglianza/valutazione dei programmi, ed essere finalizzato a garantire organicità e continuità alle attività condivise tra Autorità di Gestione e Autorità Ambientali, valorizzando la funzione propositiva dell’Autorità Ambientale a scapito di quella di verifica e controllo, e facilitando la cooperazione anche per l’implementazione di azioni di sistema, sia di carattere generale che a specifico contenuto ambientale. Appare importante anche strutturare i fabbisogni da parte delle Autorità di Gestione che le Autorità Ambientali possono e devono soddisfare.
  • Risorse: è stata evidenziata la necessità di garantire stabilità organizzativa delle Autorità Ambientali, continuità operativa e disponibilità di risorse ordinarie e straordinarie umane ed economiche. Il Piano di Rafforzamento Amministrativo rappresenta un’occasione per l’internalizzazione dei compiti delle Autorità Ambientali nella gestione dei programmi; non potendo il PON Governance 2014-2020 offrire risorse per l’assistenza tecnica, queste dovranno essere reperite nell’ambito dei singoli POR.

Dopo una discussione delle questioni poste dalla presentazione dei lavori dei due tavoli, Giusy Lombardi (MATTM, DG SVI) ha concluso le attività del workshop riassumendo i punti salienti e rimarcando nuovamente la necessità di un’intesa tra Autorità di gestione e Autorità ambientale, attraverso una collaborazione sistemica, al fine di garantire una funzione che non sia relegata solo al FESR ma che coinvolga, più in generale, gli altri fondi e gli altri Obiettivi Tematici della programmazione. Per poter arrivare alla Plenaria di settembre con un accordo da presentare alla Conferenza Stato/Regioni, è necessario elaborare una bozza di intesa entro la fine luglio ed impostare una proposta per il piano operativo di cooperazione sistemica.

Il DG Francesco La Camera (MATTM, DG SVI) chiudendo i lavori ha quindi ribadito la necessità di assicurare il rispetto dei tempi e la volontà di portare ai più alti livelli istituzionali il modello che verrà elaborato.