Riunione della rete europea ENEA-MA del 31/01/2017: resoconto e presentazioni

Sono stati presentati alcuni casi studio relativi ad esperienze realizzate con il cofinanziamento comunitario volte ad assicurare benefici economici attraverso modalità innovative d’integrazione ambientale (creazione di centri di ricerca sulle biotecnologie in zone rurali del Portogallo, impianto di trattamento delle acque reflue con tecnologie innovative in Spagna, recupero di materiali conferiti in discarica per la produzione di energia in Belgio, esperienze di pianificazione urbana partecipata sul tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici in Polonia, riqualificazione di corsi d’acqua in ambito urbano in Grecia). 

Daniel Calleja Crespo (DG Env) nell’introdurre i lavori della giornata ha sottolineato come il 2016 sia stato un anno positivo dal punto di vista del contributo dei temi ambientali alle politiche di crescita ed occupazione della UE, almeno per quattro aspetti:

  1. un recente report della CE ha dimostrato l’efficacia delle Direttive comunitarie in materia di protezione della biodiversità e dell’implementazione in corso per lo sviluppo della rete europea (Birds and Habitats Directives). Nel report si evidenzia come i limiti imposti dalle Direttive non siano un ostacolo agli investimenti ed alla crescita economica; consolidata la strutturazione della rete Natura 2000, è necessario per l’avvenire concentrarsi sulle azioni di tutela della biodiversità. Nel report si parla di 200-300 miliardi di benefici, specialmente nelle aree rurali, legati alla valorizzazione della rete Natura 2000 rispetto ai 6 miliardi circa di Euro necessari ogni anno per la corretta gestione delle aree protette.  
  2. la revisione della National Emission Ceilings Directive che stabilisce dei limiti più stringenti per il miglioramento della qualità dell’aria al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi del programma Clean Air fissati per il 2030 ;
  3. 1/3 del pacchetto sulla Strategia Europea per l’Economia circolare è stato proposto o adottato; in questo quadro la politica di Coesione può svolgere un ruolo importante e facilitare il processo di transizione a un‘economia a basso tenore di carbonio;
  4. Una recente comunicazione  della CE ha evidenziato i positivi esiti delle politiche comunitarie per l’avvicinamento ai target dell’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals).

Ha evidenziato inoltre come, oltre al rafforzamento dell’integrazione ambientale nelle politiche di sviluppo attuate attraverso progetti innovativi, sia stato importante il contributo assicurato dal soddisfacimento delle condizionalità ex ante per garantire la sostenibilità degli investimenti delle imprese; sembra ormai superato il concetto per cui l’ambiente è un ostacolo alla crescita ed allo sviluppo economico. Occorre per questo raccogliere buone pratiche di integrazione ambientale. Nel 2017 si dovrà lavorare all’implementazione delle politiche e dei programmi, portando a maturazione quanto fatto nel 2016.

Marc Lemaitre (DG Regio) ha ribadito come sia ormai dimostrato che non c’è sviluppo economico senza sostenibilità ambientale; il caso della Cina lo dimostra chiaramente. L’UE deve convincere il resto del mondo a rendere i fattori ambientali una chiave per lo sviluppo e lo sta facendo efficacemente con il pacchetto sull’Economia Circolare. La Politica di Coesione, essendo una politica di sviluppo dei territori, è sempre stata molto attenta ai temi della sostenibilità ambientale, tanto da essere uno dei suoi principali obiettivi. Nel ciclo di programmazione 2014-2020 il meccanismo introdotto delle c.d. condizionalità ex ante ha rappresentato un formidabile acceleratore dei processi di compliance ed attuativi delle normative comunitarie, contribuendo in modo significativo al recepimento e alla attuazione delle direttive comunitarie nel quadro legislativo e pianificatorio degli Stati membri. Trascorsa la scadenza del 31 dicembre, ogni Stato membro darà conto, come previsto, del rispetto delle condizionalità ex ante entro il giugno 2017, quando dovranno essere presentate alla Commissione le relazioni di attuazione dei Programmi operativi; entro agosto 2017 dovrà invece essere presentata la Relazione sullo stato dei lavori dell’Accordo di partenariato.
La CE è consapevole dei ritardi nell’attuazione dei Programmi del ciclo 2014-2020. Occorre concentrare gli sforzi sui temi del cambiamento climatico e su determinati temi ambientali (acque, rifiuti, miglioramento della qualità dell’aria), migliorare i progetti cambiare la maniera di spendere e produrre, in tal senso, un vero cambiamento. In particolar modo per i temi ambientali (acqua, rifiuti, inquinamento) è necessario fare ancora molto per ampliare il numero delle persone connesse alla rete di distribuzione idrica e agli impianti di smaltimento dei reflui. La rete ENEA-MA dovrebbe lavorare in questo senso alla raccolta di progetti di qualità e innovativi. Come ultimo punto, la CE chiede agli Stati membri e alle Autorità di gestione dei programmi Operativi di farsi parte attiva nel comunicare  al proprio paese questi obiettivi.

Peter Berkowitz (DG Regio) ha illustrato i dati relativi all'attuazione della Programmazione 2014-2020 nel periodo 2014-2015 contenuti nella relazione di sintesi 2016 predisposta dalla CE; i dati, pubblicati sulla Piattaforma Open Data dei fondi SIE , evidenziano la seguente situazione: i dati all’autunno 2016 evidenziano come siano stati ammessi a finanziamento progetti legati all’OT4 per un 10,2% dell’importo totale programmato per il ciclo 2014-2020; per progetti legati all’OT5 siamo al 27,1% e al 19% per progetti legati all’OT6.  La comunicazione della CE ha evidenziato le principali lezioni acquisite nel corso del periodo 2007-2013 (contributo  della programmazione allo sviluppo sostenibile delle regioni; buon livello di sostenibilità ambientali nei progetti), nonché le principali innovazioni dell’attuale periodo di programmazione (focus sui risultati e concentrazione tematica degli investimenti e attenzione al monitoraggio e la necessità che i progetti diano evidenzia del raggiungimento dei target). Nel ricordare i principi guida dell’attuale periodo di programmazione (pari opportunità, accessibilità, cambiamenti climatici, qualità della vita, ecc.), invita ad una lettura più approfondita dell’evoluzione comparata delle previsione dei periodi di programmazione presentate nel documento: “2016 Annual Summery Report (COM 2016 812)”. Circa lo stato di attuazione della programmazione 2014-2020, dopo un lento inizio, nel 2016 si è avuta un’accelerazione; sottolinea l’importanza della governance per avere un innalzamento della qualità dei progetti in attuazione delle strategie poste in atto. E’ stata inoltre presentata (in linea generale) la situazione relativa al soddisfacimento delle condizionalità ex ante.

Per maggiori dettagli sui contenuti dell’intervento si rimanda alla presentazione powerpoint.

Allegato 1.2

Tarducci (ACT) è intervenuta per sottolineare che l’Italia è sempre stata convinti dell’utilità dei prerequisiti all’attuazione e che è stata tra i promotori delle CEXA in fase di negoziato sui Regolamenti. In seguito si è affiancato e supportato l’avanzamento degli adempimenti, sempre con la collaborazione della DG REGIO e delle altre DG  interessate. Adesso, giunti quasi alla fine del percorso, si è verificata con soddisfazione una sensibile accelerazione nei processi, e siamo soddisfatti dei risultati e della rete istituzionale che si è creata e ha collaborato al loro buon esito. Come previsto, restituiremo le informazioni definitivamente con le relazioni sui Programmi e sull’Accordo di Partenariato, a giugno e ad agosto 2017.

Dopo un breve dibattito è stata avviata la seconda sessione con la presentazione dei casi studio. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno sottolineato che riportare esiti non definitivi sul soddisfacimento delle CEXA, come in una delle diapositive presentate da Berkowitz, rischia di essere fuorviante, stante che il regolamento prevede il 31 dicembre 2016 come termine per gli adempimenti, 30 giugno e 31 agosto 2017 per la restituzione delle informazioni.

Erwin Siweris (Interreg Europe Secretariat) ha presentato il nuovo bando del Programma Interreg Europe, delineando velocemente anche una valutazione degli esiti delle precedenti call e delle risorse residue. Da sottolineare anche la strutturazione della Policy learning platform che offre ai possibili beneficiari e agli stakeholder una serie di idee e di ispirazione per incoraggiare la partecipazione ai bandi e la condivisione di criticità/opportunità, attraverso la presentazione di workshop dedicati, eventi di networking, esempi di buone pratiche e supporto tramite helpdesk di esperti . Per maggiori dettagli sui contenuti dell’intervento si rimanda alle presentazioni powerpoint.

Josè Jorge Diaz del Castillo (DG Env) ha illustrato i contenuti della recente comunicazione COM(2017) n. 34 del 26.1.2017, avente per oggetto “The role of waste-to-energy in the circular economy”, ad 1 anno dall’adozione dell’EU Action Plan for the Circular Economy.  Con l’espressione “Waste to Energy” non si intende solo l’incenerimento, ma anche vari processi di trattamento dei rifiuti per produrre energia (sotto forma di elettricità e/o calore o per produrre combustibile); ognuno di essi ha un diverso impatto ambientale ma offre un contributo per la transizione ad un’economia circolare, a condizione che venga rispettato il principio della gerarchia dei rifiuti (individuato nell’ambito della Direttiva 2008/98/CE). Per maggiori dettagli sui contenuti dell’intervento si rimanda alle presentazioni powerpoint.

Jonathan Parker (DG Env) ha presentato l’avanzamento dell’Environmental Implementation Review (EIR) , lo strumento attraverso cui la CE intende fotografare l’adempimento delle politiche e della legislazione comunitaria nel settore ambientale nei paesi membri. Il processo di definizione dell’EIR dovrebbe essere inclusivo e partecipativo, flessibile e in sinergia con il lavoro esistente sull'attuazione ambientale.

Camelia M Kovacs (DG Regio) ha illustrato le criticità legate all’attuazione dei Grandi Progetti nel periodo 2014-2020. Finora molte delle proposte presentate alla CE non sono state approvate per carenze nella documentazione o scarsa qualità dei progetti.
Per maggiori dettagli sui contenuti dell’intervento si rimanda alle presentazioni powerpoint.

Georges Kremlis (DG Env) ha brevemente introdotto le questioni rilevanti legate al tema dell’Environmental Compliance Assurance e ai temi del Work Programme 2017  della CE. Ha quindi rimandato la discussione ai prossimi incontri della rete ENEA-MA (prossimo meeting previsto a Budapest per il 24-26 ottobre 2017), dove verrà ripreso il tema dell’EIR e approfondite le questioni legate all’implementazione dei Programmi dal punto di vista della spesa ambientale.

Il giorno 1 febbraio si è tenuto un incontro c/o la sede della DG Env finalizzato alla presentazione e alla discussione della bozza di studio preparato da COWI che delinea una valutazione dell’integrazione delle problematiche ambientali nella politica di coesione dei Fondi SIE (FESR, FSE, CF), dei risultati, dell'evoluzione e delle tendenze negli ultimi tre periodi di programmazione (2000-06, 2007-13 e 2014-20).

Georges Kremlis (DG Env), nella sua introduzione ai lavori, ha sottolineato la necessità di tracciare lo stato dell’arte su quanto è stato fatto finora e sui bisogni rispetto al tema dell’integrazione ambientale nella politica di coesione, anche in vista dell’avvio della discussione in sede di CE relativamente al prossimo ciclo di programmazione. Lo studio di COWI, che verrà completato nei prossimi mesi e discusso in occasione della riunione della rete ENEA-MA di fine 2017, analizzerà, tra le altre cose, gli effetti della riduzione dei finanziamenti diretti ai temi ambientali (rifiuti, acque, Natura 2000 e biodiversità) rispetto a quelli indiretti, sia rispetto alla capacità di assicurare il rispetto degli obblighi normativi che del contributo al raggiungimento dei target della Strategia 2020. Ha ribadito inoltre l’invito a tutti i paesi membri a segnalare proposte di temi per i prossimi incontri della rete ENEA-MA e per la costituzione dei gruppi di lavoro.

Con la suddivisione dei partecipanti in 4 gruppi si è cercato di raccogliere i contributi dei diversi paesi membri rispetto alle questioni analizzate nello studio, relativamente all’allocazione finanziaria per il settore ambiente negli ultimi 3 cicli di programmazione nella politica di coesione; in particolare è stato chiesto:

  1. Perché la politica di coesione ha spostato i finanziamenti dagli investimenti ambientali diretti  a quelli indiretti? Sono considerati investimenti ambientali diretti gli investimenti nel settore dei rifiuti, dell’acqua, dell’aria, della biodiversità, della bonifica dei terreni, per la mitigazione e l’adattamento e la prevenzione dei rischi. Gli investimenti ambientali indiretti comprendono includono quelli legati al settore energetico, ai trasporti, al turismo e alla R&S. E’ stato infatti evidenziato come il totale degli investimenti ambientali diretti nell’ambito della politica di coesione sia passato dai 38,2 miliardi di Euro nel periodo 2000-2006 ai 41,6 miliardi di Euro nel 2007-2013, fino a diminuire a 36,4 miliardi di Euro nel 2014-2020. Al contrario, gli investimenti ambientali indiretti sono passati da 3 miliardi di Euro nel periodo 2000-2006 ai 22 miliardi di Euro nel 2007-2013, sino a crescere ai 46,3 miliardi di Euro nel periodo corrente. Una prima valutazione è legata alla maggiore complessità della realizzazione delle opere a diretta finalità ambientale (in particolare nel campo di acqua e rifiuti) rispetto a quelle indirette (efficientamento energetico, trasporti pubblici) anche in relazione  alla maggior partecipazione dei privati.
  2. Quali sono stati i motivi per cui nella fase di attuazione dei PO del 2007-2013 sono stati ridotti i finanziamenti per l'ambiente? E’ stato infatti evidenziato come nel corso della programmazione siano stati riprogrammati i fondi destinati alle bonifiche ed ai rifiuti, diminuiti rispettivamente del 31% e 14,8%. Alla fine del 2014 erano stati spese solo il 55% delle risorse destinate ai rifiuti ed alle bonifiche, a differenza di altri settori ambientali (acque, biodiversità, qualità dell’aria) in cui è stato speso il 70% delle risorse previste. Le valutazioni ex-post hanno messo in evidenza alcuni motivi che spiegano le difficoltà di spesa in questi settori: complessità delle procedure di appalto pubblico e tempi di attesa per le procedure di valutazione ambientali (VIA), questioni di governance a livello locale e, in alcuni casi, opposizione pubblica ai progetti proposti. In alcuni casi la crisi economica ha portato alla riduzione dei costi di progetto, inferiori a quelli inizialmente previsti. 
  3. Quali sono stati i principali investimenti per la qualità dell'aria? La Comunicazione del 2013 della CE, “Programma Aria pulita per l'Europa” COM(2013) 918, ha evidenziato come, nonostante i miglioramenti nel corso degli anni, i valori limite per il particolato (PM10) e biossido di azoto siano stati superati nel 2010 in più di un terzo delle zone di gestione di qualità dell’aria.
  4. In che modo la politica di coesione ha sostenuto la biodiversità e la protezione della natura? La Corte dei conti europea ha evidenziato alcune problematiche in questo settore nel periodo 2007-2013: molti Stati membri non hanno utilizzato pienamente le risorse per scarsa capacità di gestione a livello locale, elevati costi amministrativi relativi alle dimensioni ridotte di molti progetti, indisponibilità di altri finanziamenti pubblici dopo la chiusura dei progetti finanziati dalla politica di coesione. E’ stato inoltre ricordato che in molti casi mancano gli strumenti di gestione per tali aree entro i quali pianificare gli interventi. Si è ricordato il caso italiano per il quale  nel periodo di programmazione 2000-2006 sono stati finanziati, nell’ambito dei PO regionali, l’elaborazione dei piani di gestione e la realizzazione delle “reti ecologiche” regionali che hanno dato un forte impulso ad avviare o completare gli strumenti conoscitivi dei diversi gradi di naturalità  e di tutela dei territori. Inoltre viene posto in evidenza che generalmente i progetti rivolti alle aree protette sono di dimensioni ridotte e poco incisivi.
  5. Quali sono i motivi per cui non sono state pienamente utilizzate le risorse per la riqualificazione dei suoli? Gli stanziamenti per il risanamento dei terreni inquinati - compresi gli investimenti per la bonifica dei siti contaminati e delle aree industriali dismesse - sono state ridotte del 31% nel corso della programmazione 2007-13; la capacità di spesa è stata comunque bassa, malgrado gli stanziamenti fossero meno della metà di quelli previsti nel periodo 2000-2006. E’ stato chiesto dunque ai rappresentanti dei paesi membri se nella loro programmazione le risorse assegnate per il recupero dei terreni siano diminuite e quale priorità viene data agli investimenti in questo settore rispetto ad altri settori ambientali, fornendo esempi di buone prassi finanziate nel periodo 2007-2013.
  6. Quanto lo sviluppo sostenibile rappresenta effettivamente un principio orizzontale? Da un’analisi dei 25 PO dell’attuale periodo di programmazione, in particolare del capitolo 11, è stato rilevato, ad esempio, che in quasi la metà dei PO viene previsto l'utilizzo del Green Public Procurement (GPP) e premialità ai progetti che ne favoriscono l’uso. L'efficienza delle risorse (più che altro interpretata rispetto alla gestione dei rifiuti, al riutilizzo delle risorse e in termini di efficienza energetica), è il tema più frequentemente sviluppato. Seguono i riferimenti alle esigenze di tutela dell'ambiente (biodiversità e qualità dell'aria) e quelli relativi al cambiamento climatico. E’ stato chiesto dunque ai rappresentanti dei paesi membri di illustrare come, oltre ai riferimenti nella sezione 11 del PO, le questioni ambientali siano effettivamente integrate nell’impostazione del PO e nella sua attuazione, evidenziando se nel tempo c’ è stata una tendenza verso una maggiore integrazione orizzontale delle considerazioni ambientali anche per garantire il rispetto delle norme ambientali europee/nazionali. E’ stato chiesto infine di illustrare fino a che punto il GPP è utilizzato nell’effettiva attuazione del PO. Rispetto a questa tematica è stata presentata brevemente l’esperienza italiana (Piano d’azione nazionale per il GPP  e individuazione di un set di criteri ambientali “minimi” per alcune “categorie merceologiche").
  7. L'utilizzo di indicatori ambientali per gli interventi al di fuori del settore ambientale (in OT2 e OT3) e ruolo dei criteri per la selezione delle operazioni. E’ stato chiesto ai rappresentanti dei paesi membri di illustrare in che modo gli indicatori forniscono uno strumento efficace per l'integrazione ambientale e se il loro uso possa essere migliorato, in che misura i principi guida individuati nei PO si traducono in criteri di selezione in fase di stesura del bando; inoltre è stato chiesto di evidenziare esempi di progetti innovativi dal punto di vista dell’integrazione ambientale selezionati sulla base di criteri di selezione ambientali. Rispetto a questa tematica è stata presentata brevemente l’esperienza italiana (partecipazione del MATTM ai CdS dei PO nazionali/regionali, raccolta e comparazione, nell’ambito della Rete ambientale, dei criteri di selezione individuati nei PO e successivamente di quelli utilizzati nei bandi, anche al fine di valutarne l’efficacia e favorire la disseminazione di best practices), vista con interesse dai rappresentanti della DG Env che partecipavano al GdL. 
  8. Utilizzo della VAS come strumento di integrazione ambientale. E’ stato chiesto dunque ai rappresentanti dei paesi membri di illustrare quanto il rafforzamento dei requisiti VAS abbia portato a processi di analisi più efficaci e ad una maggiore integrazione della dimensione ambientale nei PO durante l'attuale periodo di programmazione, evidenziando anche la reale sinergia tra  il processo di VAS e della Valutazione ex-ante. In questo caso è stato sottolineato come l’esperienza della VAS dei PO italiani non sia stata del tutto soddisfacente, e che pochissimi PO hanno colto il suggerimento dell’elaborazione congiunta dei due documenti valutativi. In tale contesto è stato sottolineato come i risultati del processo di VAS condotto sui PO, in termini di indirizzi per l’attuazione, è reso vincolante  dall’esito del parere motivato, i cui contenuti sono stati utilizzati in sede di definizione dei criteri ambientali delle operazioni. Dal momento che alcuni paesi membri che partecipano al tavolo hanno evidenziato le loro difficoltà legate alle scarse capacità di governance, è stata evidenziata la scelta italiana di prevedere un PON espressamente dedicato al miglioramento dei processi di governance, che include anche aspetti legati alla gestione dei temi e delle procedure ambientali. Tale considerazione è stata vista con particolare interesse dai rappresentanti della DG Env che partecipavano al GdL.