Resoconto della Riunione del GdL Cambiamenti Climatici – Roma 20 Aprile 2015

INCONTRO CON AUTORITÀ AMBIENTALI DEL GDL Cambiamenti Climatici

Si è tenuto a Roma presso la Sala Europa del MATTM il primo incontro del GdL Cambiamenti climatici, fina-lizzato alla discussione di questioni metodologiche legate ad adattamento/mitigazione, presentazione delle Linee guida della Regione Lombardia per la Strategia regionale per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici, primi risultati dell’analisi dei POR approvati relativamente a risorse allocate per il tema adattamento ai CC.
Dopo una breve introduzione ai lavori di Giovanni Brunelli (MATTM), P. Pelizzaro (MATTM) ha illustrato esempi di azioni di adattamento (misure preventive per la riduzione dei rischi legati ai CC, etc.) e mitigazione (riduzione emissioni CO2, mobilità sostenibile, produzione di energia da fonti rinnovabili, etc.) dei cambiamenti climatici alla luce delle indicazioni comunitarie e della Strategia Nazionale (SNAC).
Nei Programmi c’è spesso confusione tra prevenzione del dissesto idrogeologico e misure di prevenzione dei rischi idrogeologici legati all’adattamento ai CC. I cambiamenti climatici si manifesteranno sempre di più con cambi di temperature ed aumento delle temperature, per cui interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico sono collegabili al tema adattamento se nella fase di progettazione si fa riferimento a scenari climatici futuri (cfr. anche misure settoriali individuate nell’ambito della SNAC).
Per quanto l’incentivazione all’adozione di paratie mobili dai privati siano utili ed auspicabili, queste non risultano efficaci se adesse collegate non sono previste interventi di canalizzazione e aumento della permeabilizzazione del territorio. Analogamente va precisato che per quanto riguarda l’efficientamento energetico, non si configura come un intervento di adattamento ai CC la riqualificazione energetica di un edificio. Può essere considerato un intervento di adattamento invece, la realizzazione di un sistema integrato sul territorio per il controllo dei picchi di domanda di energia, in un’ottica di ottimizzazione dei sistemi di gestione della rete e di strategie per smart cities. Al tempo stesso possono essere considerati interventi di efficienza energetica utili all’adattamento ai cc le misure quali tetti verdi e tetti bianchi, giardini verticali e la pianificazione bioclimatica. Nella SNAC sono individuate i settori chiave legati all’adattamento: contrasto alla desertificazione/siccità, gestione delle risorse idriche, dissesto idrogeologico, biodiversità ed ecosistemi, salute pubblica (Esempio: sistemi di allerta preventiva delle ondate di calore e altre misure individuate nell’ambito del Progetto Urban Heat Island del comune di Padova), foreste, zone costiere (Esempio: Ancona, piano di adattamento di prevenzione dell’erosione costiera a scala locale), turismo (es. esperienze francesi e svizzeri di riconversione di impianti sciistici e passaggio da attività turistiche invernali a estive), patrimonio culturale (Esempio: studio ISPRA/ISCR progetto ACT (Adapting to Climate Change in Time) su impatti dei cambiamenti climatici sui beni culturali di Ancona). E’ auspicabile che la fase operativa dei POR si traduca con un sostegno agli EELL per la definizione di piani di adattamento a scala locale anche nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’UE Mayors Adapt (riprendendo esperienza dei PAES; in particolare si può fare riferimento alla cabina di regia creata nella programmazione precedente da parte delle Regione Abruzzo).
Luigi Moro (AA Sardegna) ha evidenziato come nell’ambito del POR FESR in discussione a livello regionale, l’attribuzione di risorse al tema Cambiamenti climatici sia frutto dell’applicazione dei criteri di cui alla tabel-la dell’allegato I del regolamento 215/2014. In alcuni casi si rilevano difficoltà nell’individuazione di correla-zione tra le stesse categorie, ma anche tra le azioni (alle quali sono associate una o più categorie) della proposta di POR, con settori di azione per l’adattamento (molto generali) e quelli per la mitigazione (a volte troppo specifici). L’applicazione dei criteri del regolamento 215/2014 non sembra sempre in linea con priorità ed indicazioni della SNAC.
Gianluca Gurrieri (AA Lombardia) ha illustrato gli obiettivi delle politiche regionali in materia di cambiamen-ti climatici ed ha sottolineato l’importanza del percorso partecipativo con cui le linee guida regionali sono state delineate. Il Prof. ANTONIO BALLARIN DENTI (Fondazione Lombardia per l’Ambiente ) ha quindi presentato la Strategia della regione Lombardia per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici e le varie tappe di elaborazione a partire dal progetto Kyoto Lombardia del 2008. In linea con le indicazioni della Strategia europea e di quella nazionale (SNAC), non prevede risorse economiche dedicate ma individua rapporti di coerenza con gli altri strumenti di programmazione/pianificazione esistenti e le eventuali necessità di modifica.
Le linee guida hanno individuato quattro fasi di analisi: a) scenari di evoluzione climatica in funzione dei trends storici osservati; b) valutazione quantitativa degli impatti per ogni settore vulnerabile e in funzione dei precedenti scenari; c) analisi di rischio integrato tra rischi direttamente o indirettamente connessi al cambiamento climatico e rischi di natura antropica concorrenti ad un impatto congiunto sul territorio; d) azioni di adattamento in funzione della severità degli impatti, degli orizzonti temporali prescelti e del rap-porto costi/efficacia degli interventi. Vengono inoltre individuati, sulla base di un’analisi dei trend delle principali variabili climatiche su scala regionale, i settori più vulnerabili per la Lombardia.
Silvia Vaghi (AA Lombardia) ha sottolineato come nell’ambito del POR Lombardia non ci siano risorse per OT5 per il rispetto degli obblighi di concentrazione previsti dai nuovi regolamenti comunitari per le regioni più sviluppate. Si prevede però l’allocazione di risorse per la prevenzione del dissesto idrogeologico (anche in chiave di adattamento ai CC) nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). L’assegnazione di risorse per misure di adattamenti ai CC è prevista inoltre nei PSR. Ha sottolineato l’importanza dei principi guida e dei criteri di valutazione/premialità (Esempio: mitigazione dell’isola di calore urbana, uso di elementi verdi con funzioni microclimatiche e di barriera a rumore/inquinanti) individuati nel POR FESR per la selezione degli interventi in funzione dei principi di resilienza del territorio, tenendo conto di quanto emerso nel processo di VAS.
Gianluca Capri (MATTM) ha illustrato il lavoro svolto con il collega Ivan Perez (MATTM) relativamente all’ analisi dei POR adottati rispetto alle allocazioni finanziarie su tematiche legate ai cambiamenti climatici. Da questa verifica preliminare è emerso che l’ammontare complessivo negli 11 POR è pari a circa 1,2 miliardi di euro, importo distante dalla cifra indicata nell’Accordo di Partenariato (4,6 miliardi di euro), benchè non siano state considerate ancora le risorse individuate nell’ambito dei PO non ancora adottati, tra i quali quelli delle Regioni meno sviluppate (per cui sono previste maggiori dotazioni finanziarie). La tabella riassuntiva permette di visualizzare e comparare per le diverse Regioni/Provincie autonome, la percentuale delle allocazioni finanziarie legate al tema adattamento ai CC e la distribuzione per i diversi OT.
Alfredo Manzi (AA Umbria) ha ripreso quanto accennato in precedenza da Silvia Vaghi; anche per l’Umbria vale il principio di complementarietà e di concentrazione tematica. Allo stesso modo si prevede una desti-nazione di risorse sul tema adattamento ai CC nell’ambito del PSR e del FSC. Auspicio per la definizio-ne/condivisione di criteri ed indirizzi di supporto alle AA nell’ambito di bandi ed attività attuative del POR.
Giovanni Brunelli (MATTM) ha sottolineato come l’esperienza presentata dalla Lombardia testimoni l’importanza di una strategia per l’attuazione delle politiche ambientali. Auspica quindi che l’esperienza del GdL possa essere trasferibile ad altri ambiti e la metodologia di lavoro divenire un supporto alla definizione di una Strategia Nazionale per lo Sviluppo sostenibile, su cui il MATTM si dovrebbe impegnare in un prossimo futuro. Allo stesso modo la definizione di criteri di selezione degli interventi, sulla base di principi di resilienza, rappresenta un esercizio vero di applicazione della sostenibilità.
Domenico Oteri (AA Liguria) ha richiamato l’esperienza della Regione Liguria e sottolineato come lo stru-mento più incisivo resti la VAS, nell’’ambito della quale è stata inclusa una valutazione della coerenza con la SNAC. Si tratta di una impostazione che ha funzionato e che quindi sarà riproponibile per il FSC.
Gianluca Gurrieri (AA Lombardia), ha chiuso sollecitando la definizione di un programma di attività del GdL.