Plenaria della Rete Nazionale – Roma, 25 Novembre 2014

Si è svolta il 25 Novembre 2014 a Roma, presso la sede del MATTM, la Riunione Plenaria della Rete Ambientale. Il giorno successivo la Rete Nazionale ha ospitato presso la sede della Società Geografica la Riunione della Rete Europea ENEA-MA. Entrambi gli incontri sono stati l’occasione per tracciare il quadro delle politiche ambientali nella politiche di coesione, sia con riferimento al ciclo di programmazione in chiusura che alle prospettive per il 2014-2020.

All’incontro hanno partecipato esperti in rappresentanza della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e del DPS, di AA e di alcune AdG regionali. Nel corso della giornata più volte è stata evidenziata la necessità, in linea con i risultati del precedente ciclo di programmazione, di riattivare e di rafforzare il coordinamento delle Autorità Ambientali, anche in funzione di un più mirato ed efficiente utilizzo delle risorse finanziarie disponibili.

Nella prima parte dei lavori è stato affrontato il tema della relazione tra politiche ambientali e politica di coesione in relazione alla Programmazione 2007-2013 ed alle opportunità del prossimo ciclo 2014-2020. A tale proposito, con un contributo della DG ENV, è stata offerta una panoramica delle misure finanziarie e del processo decisionale in atto, con una particolare attenzione alle aree settoriali di rilevanza ambientale. Il MATTM ha fornito il proprio supporto per l’analisi degli aspetti inerenti le criticità regionali propriamente legate alla spesa ambientale e le difficoltà operative tipiche della condizionalità ex ante, con specifico riferimento al settore della gestione delle risorse idriche e dei rifiuti. La Regione Campania ha illustrato la propria esperienza nell’ambito dei Grandi Progetti in chiusura del ciclo di Programmazione 2007-2013, illustrandone le caratteristiche sotto il profilo materiale ed esecutivo. Nella trattazione del secondo argomento dei lavori della Sessione, ovvero la Governance della politica di coesione per la Programmazione 2014-2020, la Regione Piemonte ha illustrato la proprie esperienza per il rafforzamento dell’AA, sia sotto il profilo del riconoscimento istituzionale che organizzativo. Nella successiva parte dei lavori è stato presentato un aggiornamento in merito alla definizione della Strategia Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici; ad esso è seguita una serie di interventi de MATTM e delle Regioni Lombardia e Piemonte di presentazione dei contratti di fiume, esperienza che sta riscuotendo a livello nazionale ed europeo un grande successo per la capacità di rispondere in termini operativi alla definizione di un modello bottom-up di gestione di ambiti complessi. Infine, dopo un’introduzione del DPS sulle azioni per la prevenzione dei rischi in adempimento alle indicazioni dell’AdP, il MATTM ha promosso una riflessione con le Autorità presenti ed oggetto di un acceso dibattito conclusivo relativamente all’attività dei GdL nell’ambito della Rete Ambientale.

Si riporta qui di seguito un resoconto dettagliato di quanto discusso nel corso dei lavori:

  • Apertura dei lavori

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): saluta e ringrazia i partecipanti. Introduce i lavori della Riunione Plenaria della Rete, facendo riferimento ai lavori della Rete europea che si terranno nella giornata di domani e ricordando rapidamente le caratteristiche materiali della programmazione 2014-2020.

VINCENZO GAZERRO (DPS): Ricorda il ruolo di coordinamento congiunto del DPS e del MATTM per quanto riguarda le attività della Rete Ambientale; ricorda i pregressi risultati della Rete nella Programmazione 2007-2013 e sottolinea l’importanza di riattivare tale coordinamento nella fase attuale. Auspica che le AdG vi partecipino più attivamente. Ricorda i principali riferimenti al tema ambientale nella precedente Programmazione 2007-2013 e il relativo, parziale, impegno di spesa. Ciò ha implicato una riduzione complessiva dell’importo a disposizione delle attività correlate al tema ambientale nel suo complesso (9 miliardi per la Programmazione 2014-2020, a valere in particolare sui PON Metro e PON Competitività); in questo contesto l’argomento del dissesto idrogeologico ha assunto un evidente rilievo, implicando la creazione di una apposita struttura di missione allo scopo di assicurare interventi complessi e completi su tale specifico aspetto.

  • Politiche ambientali nella politica di coesione: le criticità nell’attuale ciclo di programmazione e le prospettive 2014-2020

YVETTE IZABEL (DG ENV): ha illustrato il rapporto tra politiche ambientali e politica di coesione, nella prospettiva della Programmazione 2014-2020, processo tuttora in divenire. Izabel si è soffermata in particolare sui seguenti sub-temi:

  1. Allocazione delle risorse finanziarie: sulla base degli Accordi di Partenariato (al 1 giugno 2014), l’obiettivo 6 concernente il tema ambientale prevede la disponibilità di 17 miliardi del FESR e 15 miliardi nel quadro del Fondo di Coesione. La dotazione per il tema ambientale e per i mutamenti climatici è quindi in diminuzione, così come anche per il settore infrastrutture, trasporti ed energia. La quota riservata al tema ambientale è pari al 10% della disponibilità totale;
  2. Applicazione della VAS ai programmi: non c’è stata una reale integrazione del processo di VAS nella valutazione ex ante, malgrado le Raccomandazioni formulate dalla CE: i risultati della VAS non sono stati spesso appropriatamente introdotti nel Programma e non si registra un’adeguata partecipazione del pubblico nelle fasi di consultazione. Per quanto riguarda i Programmi transnazionali si sono manifestate particolari criticità nei processi la VAS legate al processo di consultazione;
  3. Condizionalità ex ante: si illustra il processo di valutazione dell’adempimento da parte della Commissione: nel caso in cui si registri un non adempimento, è necessario predisporre un Piano d’Azione, in cui si includano riferimenti agli organismi competenti e alla tempistica di attuazione. Nella ricezione da parte della Commissione, si osservano le potenziali difficoltà di attuazione del Piano d’Azione: in caso di mancato adempimento, si potrà arrivare alla sospensione dei pagamenti. Tali passaggi dovranno essere completati entro il 2017: qualora ciò non avvenga, si potrà assistere ad una seconda sospensione dei pagamenti. Per il tema ambiente esistono quattro tipi di condizionalità ex ante: rifiuti (quattro criteri: attuazione Direttiva sui rifiuti, piano di gestione, programma di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio nel 2020; si riscontrano difficoltà in 7 Stati membri); acqua (due criteri: prezzi, piano di gestione dei bacini idrografici; la situazione è problematica in un limitato numero di Programmi); legislazione ambientale VIA e VAS (criticità per tre Stati membri, sottoposti a procedura d’infrazione). Viene evidenzia la necessità di previsione di meccanismi di monitoraggio relativi all’attuazione dei Piani d’Azione.
  4. Requisiti giuridici: l’art. 8 del Regolamento comune delineai gli elementi per garantire il rispetto del principio di sostenibilità ambientale dei Programmi; si evidenzia come siano stati condotti apprezzabili sforzi per la definizione di criteri di selezione dei progetti rispetto ai principi di sostenibilità ambientale e viene sottolineata l’opportunità di utilizzo del Fondo sociale europeo a sostegno dei green jobs.

Scarica la presentazione dell’intervento: Politiche ambientali nella politica di Coesione – le criticità 2014-2020

GIUSEPPE ANGELINI (AA Regione Puglia): Nella precedente Programmazione 2007-2013, rispetto a quella 2000-2006, si è rilevata una maggiore difficoltà di gestione del tema ambientale, dipesa essenzialmente dalla necessità di supportare in modo adeguato il sistema di Rete e di maggiore condivisione delle esperienze. In particolare nella gestione della Programmazione 2007-2013 si registra una difficoltà di coordinamento tra gli enti; a titolo esemplificativo viene citato il caso dei depuratori per quanto riguarda le difficoltà pratiche del processo di autorizzazione (si dovrebbe piuttosto lavorare sulla definizione di tempi certi ed incoraggiare l’utilizzo della Conferenza di servizio nell’ambito dei processi di VIA). Il tecnicismo legislativo, in altre parole, non semplifica affatto le procedure: si e’ agito esattamente su questo punto nella produzione legislativa nella Regione. Un secondo elemento importante è la scarsa consapevolezza civica; un esempio in questo caso è offerto dal tema dei rifiuti: l’aumento del processo di raccolta differenziata – pari ad oggi al 42% – ha implicato un forte aumento dei costi, con conseguente opposizione da parte della comunità, probabilmente non informata in modo adeguato sul punto). Infine, si cita l’alto numero di Osservazioni pervenute sul PO FESR, soprattutto con riferimento al clima: l’obiettivo, ad oggi, è quello di attribuire di nuovo un adeguato valore al tema ambientale, come occorso in passato per la Programmazione 2000-2006.

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): richiama gli aspetti legati al processo di autorizzazione e di conseguente finanziamento delle azioni (in riferimento, ad esempio, alle biomasse ed alle energie rinnovabili). Tale aspetto potrebbe essere incentivato, in ottica di governance, per il tramite della Rete Ambientale.

ANTONIO RISI (AA Regione Campania): Nella chiusura della Programmazione 2007-2013 lo strumento dei Grandi Progetti è stato determinante per dar seguito alle Raccomandazioni avanzate in ottica ambientale e si è basato su un contatto continuo con la DG REGIO e la DG ENV. I Grandi Progetti includono elementi indiretti e diretti in materia ambientale; Risi ha quindi illustrato gli aspetti legati in particolare al tema d Grandi Progetti per la gestione delle acque reflue. Si tratta di interventi che mirano al miglioramento complessivo della qualità delle acque: è evidente che la maggiore criticità è quella legata alla realizzazione d’impianti in aree sensibili, che dev’essere sottoposta per legge a procedure di screening. In conformità all’apparato normativo europeo, sono state condotte una serie di attività funzionali per interventi rispettosi del quadro ambientale regionale. E’ stato fatto riferimento anche il Grande Progetto relativo al risanamento ambientale dei corpi idrici superficiali delle aree interne e della Provincia di Salerno, a quello per il Golfo di Salerno e per la riqualificazione e recupero del fiume Sarno (che nasce su proposta dell’Autorità di bacino). Sono stati quindi richiamati gli aspetti dello studio sugli effetti a livello di micro-clima e di precipitazioni, in cui grande attenzione è stata rivolta alle aree circostanti ed alle Regioni limitrofe interessate. In conclusione sono stati richiamati due dei Grandi Progetti di maggiore importanza a livello strategico regionale: quello relativo alla Metropolitana Regionale e quello che interessa i due sistemi integrati portuali di Napoli (e he prevede la delocalizzazione degli impianti petroliferi di Napoli est) e di Salerno. Per quanto riguarda il ruolo dell’AA nell’implementazione del PO FESR, Risi ha ricordato che essa ha svolto le seguenti funzioni: ha curato la redazione del Rapporto preliminare, l’analisi dell’impatto ambientale dei GP dei Grandi Progetti.

Scarica la presentazione dell’intervento: L’integrazione ambientale nella definizione e attuazione dei Grandi Progetti del POR FESR Campania 2007-2013. Ruolo e funzione della Autorità Ambientale Regionale

  • Dibattito

GIUSEPPE ANGELINI (AA Regione Puglia): in questo quadro di complessità dal punto di vista procedurale, l’elemento della qualità dei progetti è essenziale e spesso non viene assicurato in modo adeguato.

ERNESTO NAIMO (AA Regione Basilicata): In merito a quanto riportato negli interventi precedenti, vi sono elementi comuni: si suggerisce quindi di approfondire gli aspetti legati ai PRA ed il sub-tema della gestione dei rifiuti. Nella Programmazione 2007-2013, il 16% degli interventi ha interessato direttamente il tema ambientale. Questo elemento dovrà essere tenuto in adeguata considerazione anche nell’attuale Programmazione. Particolare attenzione è stata riservata ai progetti a ricaduta infrastrutturale (70%), con un peso specifico per quanto riguarda l’aspetto ambientale (90%). Pari attenzione dovrà essere riservata alla chiusura della Programmazione, soprattutto a livello Regionale ed ai “piccoli progetti”. In termini di criticità della spesa rilevano i seguenti elementi: pianificazione e governance (vedi ad esempio i progetti d’intervento nel quadro Rete Natura 2000 per l’assenza dei Piani di gestione dei siti; sistema dei rifiuti (il mancato rispetto della condizionalità dipende più che altro da aspetti di natura amministrativa). Ciò ha prodotto un depotenziamento della capacità di spesa della Regione.

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): richiama il tema della condizionalità ex ante relative alle risorse idriche, ricordando l’approvazione delle relative Linee Guida da parte della Conferenza Stato-Regioni, che definiscono criteri per il sistema di gestione delle acque relativamente ai costi ambientali nella tariffazione. Altro aspetto rilevante è quello della condizionalità ex ante relativa al sistema dei rifiuti: la Direttiva europea vigente in materia, richiede un impegno entro il 2020 da sodisfare tramite l’adozione di Piani Regionali. Sottolinea infine l’importanza della Rete Ambientale come soggetto coordinatore delle attività di assistenza tecnica per il supporto alle AA.

  • La governance nella Programmazione 2014-2020

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): ricorda i punti discussi in occasione del Workshop della Rete Ambientale tenutosi a settembre 2014, e tra questi la creazione di uffici per il coordinamento delle attività di spesa relative a progetti ambientali. E’ stata trasmessa una nota alle AdG e alle AA regionali.

GIUSEPPINA SESTITO (AA Regione Piemonte): ha Illustrato il modello organizzativo della Regione Piemonte nel quadro della Programmazione 2014-2020, che si pone in continuità con la Programmazione precedente. Con DGR del gennaio 2013 è stata ufficializzata la AA: si tratta di un provvedimento a carattere generale nel quale i compiti dell’AA sono stati attualizzati (si tratta di competenze amministrative e di responsabilità). AA è stata inserita in modo organico nelle strutture di governance della politica regionale, incardinata nella Direzione Ambiente e collocata nel settore competente in materia di Valutazioni ambientali (VAS). Nell’agosto 2014, nel contesto del PRA, la struttura viene riconfermata. Rispetto all’esperienza maturata, preservandosi la continuità logica e funzionale con il passato, anche in termini di coordinamento, è stata creata una task force a supporto dell’AA per approfondire attività di natura metodologica e tecnica e per offrire percorsi di formazione specialistica. Elementi di criticità sono stati rilevati per quanto attiene l’esecuzione dei Programmi operativi, la sistematicità del coordinamento, il monitoraggio ambientale, il parziale utilizzo della valutazione ambientale per la revisione dei Programmi. In prospettiva futura, è necessario operare al fine di uniformare la legislazione nazionale e regionale sotto il profilo definitorio, garantire la continuità dell’azione, rendere sistematica la cooperazione inter-organica, valorizzazione la funzione propositiva rispetto a quella di verifica e di controllo, ampliare il campo d’azione oltre i programmi, implementare azioni i sistema, promuovere ancora il processo di cambiamento culturale con riferimento al tema ambientale. Partecipazione al PRA 2014-2020: si tratta di uno strumento obbligatorio e di sistema, volto a facilitare il coordinamento tra gli organi per attività di analisi e di cooperazione legate alla gestione dei programmi, per condividere problemi e proporre soluzioni efficaci. Esso è in linea con la precedente programmazione, ma vengono stabiliti nuovi obiettivi in ottica ambientale (semplificazione, attuazione della normativa europea, gestione delle risorse umane competenti per l’attuazione dei programmi, qualità delle valutazioni, miglioramento dell’efficacia complessiva dell’uso dei fondi). Con particolare riferimento agli interventi organizzativi e di gestione delle risorse umane, si rileva l’importanza del potenziamento dell’AA, del suo inserimento nel sistema di governance, in modo da poter agire in continuità disponendo di adeguate risorse, formando competenze specialistiche e fornendo adeguata ed aggiornata assistenza tecnica. Per quanto riguarda gli interventi di semplificazione legislativa e procedurale, si segnala la standardizzazione dei bandi, la promozione di informazioni ambientali di carattere economico, di carattere valutativo in merito alle performances ambientali. Per quanto riguarda gli interventi sulle funzioni trasversali e sugli strumenti comuni, è essenziale promuovere la raccolta sistematica, il trattamento e la validazione di dati ambientali necessari per la valutazione e la selezione degli interventi, per la costruzione degli indicatori utilizzabili per il monitoraggio ambientale dei programmi, e di altre informazioni provenienti da fonti diverse. Si rileva come lo strumento del PRA non sia da solo sufficiente ma vada creato un legame istituzionale e permanente tra AdG e AA, corredato da un apposito presidio nazionale per agevolare le relazioni tra DPS e Commissione; altrettanto rilevante è il ruolo della Rete nazionale, organismo formale e permanente e di buoni PON Governance nei quali il ruolo dell’AA sia adeguatamente riconosciuto e promosso.

Scarica la presentazione dell’intervento: Governance della Politica di Coesione 2014-2020: l’esperienza del Piemonte

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): richiama la parte conclusiva dell’intervento della Regione Piemonte, evidenziando la necessità che i punti della governance in esso sollevati, correlati ai Programmi operativi nazionali, siano recepiti e tradotti in azione concreta verso il DPS, la Commissione europea e tra le AA.

ANTONIO RISI (AA Regione Campania): richiama l’esperienza della Regione Campania in merito all’organizzazione dell’AA. Riconoscimento dell’Ufficio dell’AA è avvenuto nella Programmazione 2007-2013. Si tratta di un Ufficio che funziona praticamente grazie al supporto dell’assistenza tecnica: con la sospensione dei servizi di AT, l’Ufficio è stato fortemente ridimensionato. L’AA è stata quindi incardinata nell’apparato organico regionale (oggi Dipartimento Sanità e Risorse Naturali) in una dimensione di internalizzazione (dal punto del profilo amministrativo), in questo modo soddisfacendo anche il criterio della terzietà (e raccogliendo in questo le indicazioni della Commissione).

FRANCESCO LA CAMERA (MATTM, DG SEC): richiama la riorganizzazione interna del MATTM tuttora in corso e sottolinea l’importanza del ruolo della Rete Ambientale evidenziato anche nell’Accordo di Partenariato. In questa fase di riattivazione della Rete è’ importante promuovere un percorso di riflessione comune da parte di tutti i suoi componenti, che poggi su azioni congiunte di analisi nei numerosi sub-temi in cui si articola il tema ambientale nel suo complesso. Ci si è limitati finora ad azioni di natura negoziale, che sono sì importanti, ma sono una delle componenti nella trattazione del tema in oggetto. Simili perplessità riguardano anche l’apparato europeo e le misure che esso determina per una valutazione positiva dei programmi presentati, nel quale va chiarita la posizione ed il contributo del MATTM. Per valorizzare il suo ruolo e le sue funzioni, la Rete deve ritrovare una maggiore capacità operativa, in grado di assicurare la produzione di contenuti e di strumenti in grado di offrire un concreto supporto ed una maggiore capacità di indirizzo ai soggetti coinvolti nella Programmazione.

  • La Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

LUISA PIERANTONELLI (MATTM, DG SEC): richiama i contenuti del Rapporto dell’IPCC “Climate Change 2014. Summary for Policy Makers” che presenta i dati relativi ad un aumento della concentrazione e della produzione della CO2 su base tendenziale e, di conseguenza, delle temperature (con particolare riferimento all’area mediterranea, nella quale si registra altresì una diminuzione delle precipitazioni annuali). Per quanto concerne le previsioni, è cruciale quanto indica lo scenario più virtuoso – ancorché in una situazione ottimale dal punto di vista della riduzione di emissioni prodotte – un aumento della temperatura globale media sarà inevitabile: ciò determinerà il riscaldamento degli oceani e la perdita di massa dei ghiacciai e, l’occorenza di eventi estremi sulle terre emerse in termini di ondate di calore, precipitazioni, aumentato rischio idrogeologico, un inasprimento di rischio desertificazione, perdita di biodiversità, riduzione della produttività agricola e, più in generale, una sostanziale perdita economica. Tale documento va letto in relazione al Rapporto speciale dell’IPCC intitolato “Managing the risks of extreme events and disasters to advance climate change adaptation”, nel quale si introducono i fattori di rischio (azzardo, esposizione, vulnerabilità) e la necessità di gestirlo attraverso lo sviluppo delle conoscenze per prevenire i rischi e una adeguata pianificazione territoriale. In altre parole, l’adattamento ai cambiamenti climatici è necessario e dovrà essere perseguito non soltanto mediante opportune misure di mitigazione, ma anche attraverso misure di adattamento specifiche finalizzate ai processi di resilienza dei sistemi sia naturali che artificiali. Nel quadro europeo, la Commissione ha adottato un Libro Verde sul tema dell’adattamento nel 2007, seguito da un Libro Bianco nel 2009; infine, nel 2013, è stata adottata la Strategia Europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici: in essa si introducono tre obiettivi principali: un’azione da parte degli Stati membri, mediante progetti finanziati dai Fondi europei; un’azione c.d. ‘climate-proofing’; un’azione di indagine e di ricerca scientifica sul tema. Le successive Conclusioni del Consiglio, relative all’attuazione della Strategia da parte degli Stati membri, aggiornano sul recepimento del documento nel territorio europeo.

Ad oggi la Commissione sta per attuare il sistema di valutazione dell’operato degli Stati membri (c.d. scoreboard – WG6 Climate Committee) in vista della revisione della Strategia entro il 2017. Al livello nazionale italiano il processo di definizione della Strategia è stato avviato due anni fa, definendosi in esso obiettivi prioritari e set di azioni, adottandosi una metodologia scientifica condivisa tra tutti i contributori al processo e, al contempo, avviando un tavolo interistituzionale ed un ampio processo di consultazione, anticipato da un questionario di sensibilizzazione. Il documento prodotto è basato su una logica settoriale (settori d’azione, macro-settori, 9 sotto-settori e 2 casi speciali), includendosi in esso i possibili impatti attesi in tutte le aree d’interesse (risorse idriche, suolo, biodiversità, zone costiere, produttività agricola, salute umana, economia, energia idroelettrica, turismo, infrastrutture urbane e rurali). In allegato alla Strategia sono riportate le diverse tipologie di misure previste per la sua attuazione. Essa è poi stata corredata da un Rapporto scientifico, da un Rapporto giuridico e da un documento che contiene i principali elementi adottati per il processo di compilazione della Strategia Nazionale (tutti i documenti saranno reperibili a breve sul sito web del MATTM). In ultimo, si menziona il coordinamento regionale (settembre 2014), seguito da una seduta della Conferenza unificata in ottobre, e dall’adozione formale della Strategia. Gli enti locali hanno formulato una serie di richieste all’attenzione del MATTM, da garantire entro il 2016: ruoli e responsabilità, criteri per la costruzione di scenari climatici, opzioni di adattamento, possibili fonti di finanziamento, indicatori per la misurazione dell’adattamento, modalità di monitoraggio e di valutazione degli interventi.

Scarica la presentazione dell’intervento: Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): MATTM attribuisce grande rilievo alla Strategia, peraltro in linea, per esempio, con la posizione della Commissione europea in materia di sviluppo urbano/rurale sostenibile. Per questo motivo anticipa che un apposito Gruppo di Lavoro della Rete sarà dedicato a tale tema.

Pierantonelli cita i prossimi appuntamenti internazionali; Brunelli ricorda inoltre il contributo fornito dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nella trattazione del tema (EIONET). Domanda: termini di definizione di alcuni aspetti della Strategia entro il 2016. Sono tempi che possono essere accelerati? Risposta: auspicio positivo sul punto.

  • I Contratti di Fiume

GABRIELA SCANU (Segreteria Ministro, MATTM): Rileva l’ampia diffusione dello strumento dei Contratti di Fiume in Italia; la Rete Ambientale è uno strumento ottimale per agevolare ulteriormente la conoscenza e la diffusione applicativa di tali contratti,. Lo strumento CdF funziona perché è volontario ed è realizza partecipazione dal basso, ponendosi come obiettivo la definizione condivisa di un piano d’azione per la gestione integrata di un bacino/sottobacino fluviale. Il Cdf si basa sulla conoscenza locale ed implica il sostegno e la responsabilità delle azioni, la consapevolezza e la trasparenza dei processi decisionali, riducendo eventuali conflitti. In linea generale il CdF è utile per gestire preventivamente il dissesto idrogeologico e per la tutela degli ecosistemi acquatici e degli habitat.

In riferimento al quadro normativo europeo, rappresenta l’evoluzione di un quadro normativo consolidatosi attraverso alcune importanti direttive come la direttiva 2000/60/CE, Direttiva quadro sulle acque e la Direttiva 2007/60/CE, Direttiva alluvioni.. Nel 2007, come sviluppo di un gruppo di lavoro creato nell’ambito del Coordinamento A21 Locali Italiane e successivamente a esperienze già avviate in alcune regioni quali Lombardia e Piemonte, è stato costituito Il Tavolo nazionale dei CdF., con l’obiettivo di creare una comunità in grado di scambiare esperienze e promuovere i CdF in Italia. Il Tavolo, che si riunisce annualmente, ha definito la Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, che è stata adottata e sottoscritta da 9 Regioni, altre 5 sono in fase di adesione. In tale struttura si è deciso di chiedere al MATTM di assumere il ruolo di cabina di regia del Tavolo (2013-2014). Il 28 febbraio 2014 una delegazione del Tavolo è stata ricevuta al MATTM. Nella riunione si è concordato un emendamento alla Parte III del Decreto Legislativo 152/06 al fine di un riconoscimento appropriato dello strumento dei Contratti di Fiume. A questo passaggio è seguito il recepimento dell’ emendamento, concordato anche con le Regioni, nel quadro del Collegato ambientale (settembre 2014). Il tavolo Nazionale ha anche creato uno specifico Gruppo di Lavoro per il riconoscimento ed la definizione dei requisiti di qualità dei CdF, il gruppo è coordinato dal MATTM con la collaborazione dell’ISPRA. L’attività di tale Gruppo sta volgendo al termine per quanto riguarda la definizione di un documento che identifica i Requisiti di base che qualificano un contratto di fiume Il gruppo di lavoro proseguirà la propria attività per identificare gli indicatori di riferimento per il monitoraggio dei CdF, per la loro qualità e stato di avanzamento. E’ inoltre previsto presso il MATTM/ISPRA la creazione di un Osservatorio Nazionale sui Contratti di Fiume. Il Tavolo Nazionale dei CdF ha stabilito anche altri 3 Gruppi di Lavoro, tra cui uno dedicato allo Sviluppo dei CdF nella programmazione dei fondi 2014-2020 (Gruppo 2), uno alle Strategie di attuazione dei CdF (Gruppo 3), uno alla Diffusione, Comunicazione e informazione (Gruppo 4). A tal proposito è stato proposto e concordato che nelle prossime Plenarie della Rete potranno essere esposti i risultati di lavoro dei gruppi suddetti.

Si formulano, in conclusione, alcune osservazioni finali sull’insufficienza delle leggi di settore, sulla necessità di integrazione tra la politica di gestione delle acque e le altre politiche (agricola, politica energetica, ecc), di una modifica del modello di sviluppo e di pianificazione del territorio, nonché di un maggior coinvolgimento dei cittadini e delle forze produttive locali.

Scarica la presentazione dell’intervento

MARIO CLERICI (Regione Lombardia): introduce il tema ricordando come il Contratto di Fiume possa essere considerato uno strumento particolarmente utile per offrire soluzioni efficaci nella gestione di un sistema complesso, comprensivo delle opportunità di gestione delle risorse idriche rispetto ad altri sistemi territoriali. Illustra i contenuti del quadro legislativo regionale sul tema e la forma amministrativa dell’accordo quadro di sviluppo territoriale (sezione normativa, sezione strategica, programma d’azione), nonché lo stato di avanzamento degli interventi, con specifico riferimento anche alle azioni non strutturali, e la più recente azione compilativa di un Piano di dettaglio di sottobacino.

Scarica la presentazione dell’intervento

ELENA PORRO (Regione Piemonte): illustra la diffusione dello strumento CdF nella Regione Piemonte (347 Comuni interessati), i principali riferimenti legislativi, la valenza del CdF quale metodo di lavoro e formula organizzativa in funzione della sinergia tra i diversi strumenti d’azione, o anche strumento di riqualificazione ambientale, sociale ed economica del territorio di riferimento. Rispetto al quadro pianificatorio e programmatorio vigente, attraverso il CdF si mira ad accelerare le azioni, a proporre miglioramenti e ad arricchire gli interventi locali. Con DGR n. 16/2610 del 19 settembre 2011 sono state adottate delle Linee Guida Regionali per l’attuazione dei CdF e di Lago (disponibili sul sito web della Regione); sono esplicate le principali fasi di sviluppo di un CdF nell’ambi del quale la VAS risulta essere un endo-procedimento del Piano d’azione del CdF). Si illustrano poi alcune azioni promosse nel quadro dei CdF adottati in Piemonte per: integrare riqualificazione e mitigazione del rischio idraulico (Piano di gestione della vegetazione riparia e integrazione con i Programmi di gestione dei Sedimenti), intervenire in termini di riforestazione e di riconversione dei pioppeti a bosco autoctono, in correlazione (in futuro) ai Piani Regolatori Comunali, promuovere la riqualificazione e la fruizione delle rive fluviali, incentivare processi di natura transfrontaliera, avviare processi di comunicazione mirata. Nel quadro del PSR 2014-2020 vi è una sotto-misura specifica dedicata all’attuazione dei CdF.

Ovviamente il processo non è esente da criticità: ciò dipende molto dai meccanismi metodologici e comunicativi per rafforzare presso l’opinione pubblica la percezione del fiume come patrimonio condiviso. Viene sottolineato come sia importante rafforzare: il livello di partecipazione, l’approccio trasversale rispetto agli altri strumenti di programmazione e di pianificazione territoriale, la professionalità amministrativa locale (vedi la formazione e l’assistenza tecnica), la collaborazione intra ed inter-istituzionale e con il mondo accademico.

Scarica la presentazione dell’intervento: I Contratti di Fiume in Piemonte

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): rileva la possibile correlazione tra CdF e progetti di più ampio respiro (anche in considerazione della natura transfrontaliera) ed in relazione a percorsi di formazione (vedi LIFE ed Horizon 2020).

  • Azioni ed indirizzi per la prevenzione dei Rischi

ORIANA CUCCU (DPS/UVAL): interviene in luogo dei colleghi della Protezione Civile che per un impedimento non sono riusciti a partecipare all’incontro. Ricorda che la Protezione Civile ha curato, in accordo a quanto indicato nell’AdP un Piano Nazionale dei Rischi naturali. Per migliore implementazione di tale Piano occorrerà garantire un’elevata qualità progettuale delle proposte ed il più ampio coinvolgimento delle AA e delle strutture regionali/(locali) di protezione civile.

  • Le attività della Rete per il 2014/2015

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): introduce le proposte per i prossimi Gruppi di Lavoro della Rete, il primo dei quali dedicato alla condivisione di buone pratiche per la gestione delle competenze delle AA (anche partendo dall’esperienza della Regione Piemonte precedentemente illustrata). Tale proposta è in linea con l’obiettivo della Rete di divenire un luogo di scambio di proposte ed esperienze. L’attività consentirà di indagare la necessità di aggiornamento delle AA, tenendo conto delle indicazioni dell’AdP e del comma inserito con la L. 106/2014.

PIERFRANCESCO FIGHERA (AT AA Regione Campania): illustra alcuni dei percorsi intrapresi dalle Regioni per la definizione del ruolo delle AA. Di fatto due indirizzi: alcune Regioni hanno internalizzato la struttura dell’AA (es. Basilicata e Puglia, investendo su competenze specialistiche nel lungo periodo), mentre altre hanno puntato su risorse esterne (e programmi di AT come PON Governance). La Rete Nazionale e le AA Regionali dovrebbero congiuntamente sviluppare un Piano Strategico per il rafforzamento amministrativo con particolare attenzione alle funzioni svolte dalle AA; tale Piano dovrà fondarsi su cuna condivisione delle esperienze e dei fabbisogni regionali anche rispetto alle necessità di assistenza tecnica. Con il Piano occorrerebbe rispondere ad alcuni quesiti essenziali: a quale modello ci si riferisce (specializzazione strutturale o funzionale)? Cosa deve essere l’AA e su quali piani deve operare? Su quali strumenti si deve fondare?

L’attività del GdL non deve limitarsi a tracciare una fotografia dell’organizzazione delle AA regionali, ma anche contribuire alla definizione di un obiettivo su cosa le AA devono divenire. In assenza di adeguate risorse economiche ed umane, non può essere garantita l’effettiva integrazione ambientale nelle politiche di coesione.

  • Dibattito

NICOLINA DEL BIANCO (AA Regione Molise): evidenzia come le problematiche siano comuni a molte AA che necessitano di una maggiore attenzione al riconoscimento del loro ruolo ed al rafforzamento in termini di risorse umane. Per assicurare un’azione efficace si dovrebbe ragionare su contratti pluriennali che coprano l’intero ciclo di Programmazione. AA Molise dispone di una ricerca su modelli organizzativi e strutturazione delle AA.

DOMENICO OTERI (AA Regione Liguria): illustra esperienza Regione Liguria in cui AA è separata da soggetto che segue procedure VIA/VAS, anche se esiste un rapporto di stretta collaborazione. E’ stata chiesta all’AdG del POR FESR 2014-20, nell’ambito del Parere motivato e dell’ottemperanza alle relative prescrizioni, una maggior esplicitazione, in apposito documento da far approvare dal Consiglio Regionale come appendice al POR, delle modalità operative di collaborazione sistematica tra AdG e AA, con particolare riferimento all’implementazione delle prescrizioni legate al monitoraggio e all’integrazione nelle procedure di selezione delle considerazioni ambientali emerse, con definizione di idonee risorse; la necessaria cooperazione sistematica tra AA ed AdG deve garantire una maggiore visibilità e forza all’azione delle AA. GdL potrebbe quindi analizzare anche standard operativi che garantiscano l’attività di una AA (anche in termini di individuazione di risorse economiche ed umane a fronte di compiti minimi definiti); per i GdL viene inoltre suggerito il tema monitoraggio (definizione/utilizzo strumenti e “coefficienti” comuni, es. CO2MPARE).

GIUSEPPINA SESTITO (AA Regione Piemonte): La Rete non dovrebbe concentrarsi su una mera riflessione su se stessa e sul ruolo delle AA. Tema dell’attività del GdL può anche essere una riflessione sul modello organizzativo (che deve essere necessariamente differenziato in base alle diverse esisgenze e modelli organizzativi regionali), ma deve anche concentrarsi sulla definizione di requisiti minimi per garanti la continuità dell’azione dell’AA e su nuovi contenuti (raccogliendo sollecitazione del DG La Camera). La Rete nazionale può offrire un supporto alla comprensione degli spazi normativi e degli strumenti finanziari (in questo quadro va tenuto conto della scadenza entro dicembre della formulazione dei PRA). Potrebbe essere interessante portare avanti una riflessione sugli esiti dei procedimenti di VAS (riferiti alla strumenti per la Programmazione comunitaria) e sulla definizione contenuta nei Pareri motivati in relazione ad i compiti delle AA. Ciò può rappresentare una sorta di termometro in grado di misurare se e come si si sta effettivamente lavorando all’integrazione ambientale nei PO. Il MATTM e la Rete dovrebbe lavorare ad un documento (fortemente) condiviso con il DPS finalizzato alla definizione di un piano di lavoro strategico che individui obiettivi e risorse per garantire l’attività delle AA, la necessità di un loro rafforzamento strutturale e l’integrazione nei processi di definizione/implementazione degli strumenti di Programmazione.

GIUSEPPE ANGELINI (AA Regione Puglia): sollecita un maggior peso del MATTM per garantire una maggiore collaborazione tra AA ed AdG, che dev’essere, come indicato nel testo di legge recentemente approvato, sistematica e continuativa. La Rete dovrebbe cercare di assicurare una maggiore capacità propositiva e di stimolo per le AA.

GIOVANNI BRUNELLI (MATTM, DG SEC): chiude i lavori, assicurando che quanto prima verrà circolata una proposta di attività dei GdL che raccoglierà le indicazioni e gli spunti individuati nel corso della giornata.